Chissà come avranno deciso di festeggiare gli Oasis. Non abbiamo ancora capito bene se abbiano fatto davvero pace o se si siano soltanto tollerati in nome degli incassi della scorsa estate, certo è che se si trovassero stasera al pub, tra una pinta e l’altra qualcuno dei due farebbe gli auguri a (What’s The Story) Morning Glory?, il secondo album della band, quello che il 2 ottobre 1995 gli ha regalato l’immortalità. C’è un detto non scritto secondo cui il secondo disco è sempre il più difficile, un po’ come i sequel cinematografici capaci di rovinare saghe intere. Eppure i fratelli Gallagher, proprio in quel 2 ottobre di trent’anni fa, confutarono la regola inventandosene una nuova: il secondo album può diventare il migliore della carriera. Alcuni giurerebbero che Definitely Maybe, il debutto, sia il vero capolavoro, ma quando si tratta di mettere tutti d’accordo è sempre Morning Glory a vincere. E così oggi, al compiere trent’anni, a ricevere il regalo sono i fan: un’edizione deluxe con versioni unplugged di Wonderwall, Morning Glory, Cast No Shadow, Champagne Supernova e Acquiesce, ristampata in 2 CD e 3 vinili con nuova copertina di Brian Cannon, note inedite e vinili colorati in tiratura limitata. «Definitely Maybe parlava di diventare rockstar, Morning Glory parlava dell’esserlo», dirà Noel anni dopo, con la solita sicurezza spavalda che in fondo era parte integrante del fascino della band.
L’attesa, nel 1995, era febbrile. Non c’erano piattaforme digitali, non esisteva Spotify, si andava nei negozi con i risparmi della paghetta per comprare il cd o la cassetta. Nel frattempo i tabloid si divertivano a gonfiare la «battaglia del Britpop»: Blur contro Oasis, Country House contro Roll With It, come fosse una finale di Champions League. In mezzo a quella tempesta mediatica arrivò Morning Glory, e fu un’esplosione. Il disco si apre con Hello, che a trent’anni di distanza tornerà ad aprire pure i concerti della reunion: Liam che urla «Hello, hello, it’s good to be back». Poi arrivano le tracce che non hanno bisogno di spiegazioni. Wonderwall, che Noel aveva immaginato come un amico invisibile pronto a salvarti da te stesso, è diventata l’unico vero classico planetario della band: una ballata acustica che ha conquistato l’America, i falò sulla spiaggia e ogni playlist nostalgica degli anni ’90. Don’t Look Back in Anger, il più grande capolavoro di Noel. Some Might Say, primo numero uno degli Oasis in classifica, e Champagne Supernova, sette minuti ipnotici che chiudono l’album, con Paul Weller alla chitarra.

