Il primo passo del suo progetto **Lo ricordo io per te **è stata la canzone omonima uscita in aprile. Racconta la storia dei nonni paterni, Luigi e Graziella, e lo fa ripercorrendo il momento in cui la nonna si è ammalata e l’Alzheimer ha fatto irruzione nella loro vita, senza però intaccare il valore e la potenza del loro amore. Il secondo passo, Michele Bravi, lo ha compiuto debuttando subito dopo con un cortometraggio da lui scritto e diretto. Protagonisti: Lino Banfi e Lucia Zotti, che, poeticamente, rappresentano la storia dei nonni e della malattia in uno dei suoi momenti più significativi.
Nel terzo capitolo del suo progetto, Michele Bravi presenta adesso un libro per bambini e adulti, con tre fiabe moderne, delicate e luminose, create direttamente dalla sua penna e illustrate da Mauro Balletti. Raccontano le contraddizioni del tempo, le fragilità della memoria e la meraviglia di un nipote che raccoglie i ricordi smarriti come briciole di pane sul sentiero che ti riporta a casa. Un nonno e una nonna che giocano a nascondino anche quando la nebbia li separa, due tazzine innamorate che ascoltano le storie della pioggia, un bambino che guarda la Luna e scopre tutte le cose smarrite del mondo.
Attraverso il nuovo libro Lo ricordo io per te, Michele Bravi vuole adesso compiere un atto concreto sostenendo la ricerca e la cura portate avanti dai medici di Airalzh: per ogni copia venduta, verrà devoluto 1 euro all’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus.
«Lo ricordo io per te» di Michele Bravi
In Italia sono circa 600 mila le persone con diagnosi di Alzheimer, un numero destinato a crescere a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Una malattia che avanza per fasi la cui gravità aumenta nel tempo, con conseguente perdita di indipendenza e capacità di prendersi cura di sé stessi. Se non si diagnostica e tratta nelle fasi più precoci, questa malattia neurodegenerativa peggiora nell’arco di un anno. Particolarmente sensibile a questo tema e consapevole dell’importanza di sostenere la ricerca scientifica, Michele Bravi ci ha raccontato di questo suo prezioso progetto e del modo in cui, ancora bambino, si è confrontato con la malattia di nonna Graziella.
«L’abbiamo scoperta l’11 settembre del 2001, quando avevo 7 anni», spiega. «Me lo ricordo bene perché quel giorno tutti parlavano dell’attentato alle Torri Gemelle mentre noi invece parlavamo della malattia che era stata diagnosticata a mia nonna».
Che cosa ha significato per lei quel momento?
«C’è da dire che i bambini hanno molta meno malizia a capire il dolore. Quando si parla di morte, per esempio, è l’adulto che ha più paura, più dietrologia, che già associa quella tematica al dolore infinito. Il bambino prende le cose in maniera diversa. Io sono stato fortunato: i miei nonni mi hanno mostrato sempre un’attitudine diversa nel modo in cui si vive e si affrontano le cose, anche quelle più drammatiche».

