La prima fila di star – tra cui Johnny Depp, Jennifer Lawrence, Camille Cottin, Jenna Ortega e Willow Smith – ha così assistito a una lezione accelerata su ciò che Dior rappresenta: un monumento della moda mondiale, solidamente radicato nella sua storia, ma che non ha mai esitato a scuotere i codici per inserirsi nella modernità. Rumori da castello infestato e la scritta «Do Dare to Enter» in caratteri gotici accoglievano gli ospiti: Dior sarebbe forse un immenso vascello stregato? Se così fosse, i suoi fantasmi non mancano certo di eleganza…
Micro-gonna e mini giacca Bar, alla sfilata Dior primavera-estate 2026 firmata Jonathan Anderson
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Il leggendario abito Junon, in versione prêt-à-porter, alla sfilata Dior primavera-estate 2026 firmata Jonathan Anderson
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Un richiamo all’eredità aristocratica della maison, alla sfilata Dior primavera-estate 2026 firmata Jonathan Anderson
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Accoglierli, senza che rubino la scena, rielaborarli e portarli nel presente: è proprio a questo compito, complesso e ambizioso, che si dedica la prima collezione femminile firmata Jonathan Anderson. Passato-presente-futuro, collisione di epoche, omaggi velati, nuovi usi del capo: Anderson mette nel suo shaker 2025 i fondamentali Dior, coltivando al tempo stesso il gusto della citazione e del passo laterale. Né eccessivamente glamour, né volutamente sensuale, la primavera-estate 2026 attinge direttamente alla fonte Dior, trasformando per esempio l’abito Junon – un modello di haute couture del 1949 recentemente riportato in auge da Natalie Portman – in un nuovo must-have prêt-à-porter. Le allusioni alla couture sono numerose: negli abiti tagliati in sbieco, nei volumi della leggendaria giacca Bar, mentre il grigio Dior avvolge sia le pareti sia alcune silhouette della sfilata.
Il mantello, nuovo pezzo di punta, durante la sfilata Dior primavera-estate 2026 firmata Jonathan Anderson
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Il tricorno sfila in passerella, alla sfilata Dior primavera-estate 2026 firmata Jonathan Anderson
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La mini-gonna a palloncino, pezzo di punta della sfilata Dior primavera-estate 2026 firmata Jonathan Anderson
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Detto ciò, Jonathan Anderson non ha nulla del curatore da museo. Non esita a divertirsi con i tricorni, un richiamo allo spirito pirate che John Galliano aveva infuso alla fine degli anni ’90 (Johnny Depp avrà gradito?), gioca tanto con minigonne dal plissé impeccabile quanto con neo-crinoline dai volumi completamente reinventati, come un’allusione maliziosa al DNA aristocratico di Dior (con Grace Kelly e la principessa Margaret ben presenti nel pantheon della maison).
Virtuoso delle texture e dei volumi, Jonathan Anderson firma anche una delle più belle gonne a palloncino viste alla Settimana della moda: un capo soffice e leggero, realizzato in un azzurro pallido dal gusto «servizio da tè». Sa bene, inoltre, quanto la cliente di oggi desideri eleganza, ma un’eleganza confortevole: lo dimostrano il legging indossato dalla modella Mica Argañaraz e un look che abbina un plastron trompe-l’œil a uno spirito ciclistico tagliato sopra il ginocchio. In mancanza di un Tour de France, il Dior di Jonathan Anderson ha già iniziato il suo giro del mondo…

