Chi l’ha conosciuta parla di una donna che ha vissuto senza eccessi, circondata da affetti e da una quotidianità semplice. Non fumava, non beveva molto alcol, amava muoversi e mantenersi attiva, anche con semplici passeggiate. Curava i rapporti familiari e sociali, ed era convinta che evitare persone tossiche e mantenere uno spirito sereno fosse parte del suo segreto di longevità. A tavola seguiva la dieta mediterranea, con abbondanza di verdure, frutta, olio extravergine d’oliva e legumi. Un dettaglio colpisce: non rinunciava mai al suo yogurt quotidiano, e capitava che arrivasse a tre vasetti al giorno. Una scelta che trova un riflesso nei dati di laboratorio, perché il suo intestino ospitava una popolazione batterica insolitamente giovane e benefica, ricca di bifidobatteri tipici di età molto più basse e associati a bassi livelli di infiammazione.
Ed è proprio qui che sta il cuore della scoperta. Lo studio mostra che nell’organismo di Maria convivevano i tratti tipici dell’invecchiamento e una serie di fattori protettivi. Da un lato c’erano telomeri molto accorciati, cellule immunitarie segnate dagli anni e un sistema che portava il marchio dell’età avanzata. Dall’altro, però, i ricercatori hanno osservato varianti genetiche legate a una maggiore protezione neurologica e cardiovascolare, un’infiammazione sistemica insolitamente bassa, un microbioma favorevole e un’«età biologica» inferiore a quella anagrafica, misurata attraverso le impronte epigenetiche sul Dna, di almeno dieci o quindici anni.
Non si tratta, spiegano i ricercatori, di un semplice «ritardo» dell’invecchiamento, quanto piuttosto di un bilanciamento costante tra processi degenerativi e meccanismi di difesa. Un equilibrio in cui l’infiammazione non viene mai lasciata crescere oltre misura, il sistema immunitario invecchia ma non collassa, il microbioma cambia ma rimane efficiente. Capire come un corpo come quello di Maria Branyas sia riuscito a regolare in modo così armonico i propri sistemi biologici potrebbe aprire la strada alla ricerca su farmaci epigenetici, terapie anti-senescenza, approcci per modulare l’infiammazione cronica.
Lo studio ha anche i suoi limiti: si tratta dell’analisi di una sola persona, quindi non basta per tracciare regole universali. Ma offre una prova che la longevità estrema non è il risultato di un singolo fattore, ma di una combinazione di elementi e di circostanze.

