La cronaca del Resto del Carlino di Rovigo raccontava così il 13 maggio 2022, della condanna in primo grado di Gabriele Finotello. «Uccise il padre, condannato il figlio a 14 anni (ridotta a 9 anni e quattro mesi in appello ndr). Si tratta della sentenza di primo grado emessa nel pomeriggio di oggi dalla Corte d’Assise del tribunale di Rovigo, nel merito del processo a carico per omicidio nei confronti di Gabriele Finotello, operatore sociosanitario di 31 anni…I capi d’accusa sono stati esposti dal pubblico ministero Andrea Bigiarini, mentre la difesa ha raccontato delle violenze subite per anni dai familiari della vittima, il quale aveva problemi con l’alcol. I tragici fatti sono accaduti tra le mura domestiche il 22 febbraio 2021 al termine di una lite conclusa con l’aggressione al padre». Finotello è il più giovane dei graziati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nel 2021 aveva 29 anni, lavorava come operatore socio-sanitario. Solo lui, nato nel 1991, era rimasto a vivere con il padre alcolista e violento. La mamma e il fratello minore avevano lasciato la casa dove Gabriele aiutava il genitore a disintossicarsi. «Lasciami o ti picchio, come picchiavo tua madre» gli disse il padre Giovanni nel febbraio del 2022. Gabriele lo colpì con un martello e poi si consegnò. Nel concedere la grazia che ha estinto l’intera pena residua da espiare (pari a quattro anni e tre mesi di reclusione) il Capo dello Stato ha tenuto conto dei pareri favorevoli, formulati dal Procuratore Generale e dal Magistrato di sorveglianza, delle condizioni di salute del condannato e del particolare contesto in cui è maturato l’episodio delittuoso, caratterizzato da ripetuti atti di violenza e minaccia da parte della vittima nei confronti dei propri familiari.
Ci sono stati casi simili con sentenze opposte di condanna e assoluzione.
Il Presidente della Repubblica ha firmato quattro decreti di grazia, in ordine ai quali il Ministro della Giustizia a conclusione della prescritta istruttoria ha formulato avviso favorevole.
Il caso forse più noto alle cronache, anche per il sostegno di Matteo Salvini e della Lega, è quello di Massimo Zen, classe 1971, condannato alla pena complessiva di nove anni e sei mesi di reclusione per i delitti di omicidio volontario e cognizione illecita di comunicazioni, commessi nel 2017. L’ex guardia giurata di 54 anni è stata per più di due anni nel carcere Montorio di Verona. Il 22 aprile 2017 ha ucciso con un colpo di pistola il giostraio di 36 anni Manuele Major, che stava fuggendo in auto con i complici dopo una rapina a un bancomat a Barcon di Vedelago, nel trevigiano.

