Questo articolo è pubblicato sul numero 40 di Vanity Fair in edicola fino al 30 settembre 2025.
Un ragazzo di vent’anni, calciatore di talento che studia Ingegneria e ha una bellissima famiglia e amici fraterni, è un ragazzo felice e fortunato. Un uomo di trent’anni, in carcere da dieci in un Paese straniero con una condanna che terminerà nel 2045, è un uomo disgraziato. Soprattutto se la condanna è ingiusta. Perché ero ragazzo di Alaa Faraj, appena uscito per Sellerio, è un libro commovente e appassionante che fa disperare ma anche venire voglia di combattere per salvare il suo autore da un destino impossibile. Non si può finire in carcere con un’accusa infamante per trent’anni per la fretta di trovare un colpevole, perché il caso ha voluto che tu fossi un ragazzo nel 2015 e per inseguire i tuoi sogni di studiare e giocare a calcio – che in patria a causa della guerra civile libica non erano più realizzabili – ti sei ritrovato su una barca maledetta. Alaa è uno dei tre ragazzi libici condannati per «la strage di Ferragosto» del 2015. Era sulla barca azzurra dove sono stati trovati 49 corpi. È anche per loro che bisogna leggere questo libro. In carcere, a Palermo, Alaa ha incontrato Alessandra Sciurba, docente universitaria che ha capito dalle sue lettere che la sua storia e la lingua autentica e ricca in cui la racconta, un italiano pieno di imperfezioni poetiche, potevano diventare un libro importante.
Sono più di tremila le persone arrestate negli ultimi dieci anni in Italia come scafisti. Persino i giudici ammettono che sono «l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» perché i veri trafficanti non rischiano la vita e spesso «lavorano» in continuità con le autorità del loro Paese. Alaa non era nemmeno l’ultima ruota, ma solo un ragazzo che ha passato la traversata sul ponte a vomitare e che fino a tre giorni prima pensava di arrivare a studiare in Europa in aereo, con un visto. Lui almeno è ancora vivo. Lui, a differenza di quelle 49 vittime e delle altre decine di migliaia morte nel Mediterraneo, lo possiamo ancora salvare.
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