Sono stati tutti condannati. Ciro Grillo, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta a otto anni, Francesco Corsiglia a sei anni e 6 mesi. Per tutti erano stati chiesti nove anni per violenza sessuale di gruppo. L’udienza per la sentenza, inizialmente fissata il 3 settembre, era stata rinviata dopo il grave lutto che aveva colpito il presidente del collegio giudicante, Marco Contu, del tribunale di Tempio Pausania. Nessuno dei quattro imputati era in aula. Assente anche la studentessa italo norvegese che li ha denunciati che ha però subito parlato al telefono con l’avvocata Giulia Bongiorno: «Lei è scoppiata a piangere. Un pianto a dirotto che mi ha molto commosso. Non è riuscita a dirmi nient’altro che grazie, grazie, grazie!!!. È un momento che aspetta da sei anni».
La ricostruzione
Ciro Grillo, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria sono accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa italo norvegese e di una sua coetanea. I fatti risalgono alla notte tra il 16 e 17 luglio 2019 nella casa di vacanza della famiglia Grillo a Cala di Volpe, in Sardegna. La fine del processo arriva a oltre sei anni dai fatti e dopo tre di dibattimento. Al momento dei fatti la giovane era ventenne. La ragazza ha fatto denuncia per violenza sessuale di gruppo. Ha raccontato di essere stata violentata da Corsiglia e poi da tutti gli altri insieme. Con lei c’era un’altra ragazza che dormiva durante la violenza, ma che ha ugualmente firmato una denuncia contro gli imputati. Sui loro telefonini sono state trovate immagini che li mostrano in atteggiamenti a sfondo sessuale accanto a lei che dorme.
Il processo
Il processo si è svolto a Tempio Pausania. Tre anni di inchiesta e altrettanti in aula. Giulia Bongiorno ha spiegato di aspettarsi «una sentenza nella quale sia riconosciuto che questa denuncia così difficile, sia una denuncia non solo corretta, ma un vero riscontro al fatto che la scelta di denunciare in Italia ha un senso ancora oggi». E ancora: «Va a finire che la persona offesa deve dimostrare che non se l’è cercata, che non ha provocato. Nell’ambito della mia arringa ho fatto presente che questa radiografia non ha prodotto nulla. La ragazza ha scelto di denunciare. È chiaro che denunciare vuol dire pagare queste conseguenze». La procura ha chiesto una condanna di nove anni per gli imputati. Per il procuratore Gregorio Capasso hanno adattato la loro versione a seconda delle indagini, mentre la ragazza ha sempre ripetute le stesse cose senza mai cambiare le sue dichiarazioni. Corsiglia è l’unico che in aula ha ammesso un rapporto sessuale, ma consenziente. Sono difesi da Alessandro Vaccaro, Andrea Vernazza, Mariano Mameli e Antonella Cuccureddu.
Il pubblico ministero Gregorio Capasso ha parlato per tre ore nell’ultima replica ricordando che «le tre violenze sessuali subite dalla ragazza sono avvenute una dopo l’altra e per questo dobbiamo contestare l’aggravante della continuazione del reato. La giovane non è mai andata a comprare le sigarette quella notte come vogliono fare credere i legali difensori».
Gli avvocati della difesa ha parlato di incoerenza della vittima. Ernesto Monteverde che difende Edoardo Capitta ha detto: «Negare fatti come i baci con Ciro non sono piccoli errori ma contraddizioni gravi. I lividi che lei denuncia di aver avuto nella violenza non li ha visti nessuno. E non si vedono neppure nelle foto in costume scattate nei giorni dopo. È odioso subire reati sessuali ma è altrettanto odioso esserne accusati. La reazione che ti aspetti da una persona che viene violentata non è quella avuta dalla giovane. Nel suo caso, in quel contesto: scappi, bussi alla porta, chiedi aiuto. Non sei in un’isola deserta». Il difensore di Ciro Grillo ha detto che la giovane ha registrato 387 criticità tra contraddizioni e non ricordo e non si è mai andati oltre ogni ragionevole dubbio come dovrebbe essere una sentenza di condanna. «Per ogni anno di carcere chiesto dall’accusa sono cinquanta. Tanti, tantissimi. Come possiamo dire che è attendibile? Alcuni testimoni amici della vittima hanno detto “non ricordo” ancora prima che gli avvocati facessero le domande. In questo processo abbiamo visto campioni mondiali, dei Maradona dei “non ricordo”».
Durante le udienze estive Giulia Bongiorno ha ripercorso il processo per la giovane. «La mia assistita è stata sentita in quest’aula con un esame che è durato 35 ore. Le sono state poste 1675 domande, la commozione l’ha travolta per 18 volte al punto che è stato necessario interrompere l’udienza. Non so se nella storia giudiziaria esiste un’altra teste alla quale sono state rivolte 1675 domande. Resterà credo cristallizzato in questo processo il fatto che il contraddittorio non è stato limitato. Presidente attenzione però: esistono anche diritti della vittima. Io non so come si possono sopportare tutte quelle domande. Ma lei ha retto. Ha retto 1675 domande rispondendo sempre in modo coerente. Quando non la ricorda dice non lo so, non inventa mai. Questa ragazza fino a oggi non è mai stata denunciata. Come mai nessuno ha denunciato per calunnia se mentiva. Perché? Tutti ieri erano concentrati a vedere Ciro in lacrime, anche la mia assistita, anche lei era in lacrime, ricordate? La violenza nei confronti delle donne nasce da una discriminazione dell’uomo nei confronti delle donne. Attenti: qui il problema è che tuttora, nel 2025, ci sono uomini che ritiene la donna essere inferiore e irrilevante la sua libertà e la volontà di autodeterminarsi. In questo processo emerge questa visione della donna, donna il cui consenso vale zero».

