“Agli organizzatori di
Pordenonelegge va la mia personale ammirazione, non da oggi ma
già da semplice cittadino ho avuto modo di cogliere l’importanza
di un evento così rilevante sul piano nazionale e
internazionale. Senza nulla togliere a Roma e al bottiglione del
Premio Strega … ma insomma c’è qualcosa di molto più autentico
e genuino che a volte si nota meno, di cui meno scrivono i
media, ma che ha una importanza straordinaria nel rapporto tra
cultura e territorio”. Lo ha detto il ministro della Cultura
Alessandro Giuli intervenendo sotto la loggia del Municipio
accolto dalle autorità locali e dal coro dei bambini di una
scuola che ha intonato l’inno di Mameli.
Giuli ha tenuto un breve discorso per il primo degli
appuntamenti di questa mattina prima di salire in Municipio.
Giuli ha sottolineato che Pordenonelegge, a cominciare “dagli
angeli” (i giovani volontari), “coinvolge tutte le classi d’età,
le generazioni. Quindi ci sono i libri che sono fondamentali,
sapete quanto sta investendo il ministero della Cultura in
termini economici”, poi ci sono le “26 edizioni, che sono tante”
e il “successo straordinario come dicono i numeri, la
popolarità”, le “oltre centomila presenze e la cosa bella è che
non c’è estrazione politica, ideologica, culturale quando si
viene qui. Si viene nella patria della lettura e della cultura,
diverso da concorsi, premi”.
“Pordenone è un modello da seguire, e visto che mi piacciono
tanto le iperboli, mi piacerebbe tanto che l’Italia
assomigliasse tutta a Pordenone, al suo sistema culturale
italiano”. Il mondo della cultura, dell’intellettualità deve
ritrovare un rapporto olivettiano, deve diventare un motivo di
incontro di comunità in cui tutti si riconoscano. La bellezza
dei libri è sono un alimento costante che può sfamare qualsiasi
fabbisogno”. I lettori “non li creano i libri ma le istituzioni
e le comunità quando parlano tra di loro”, ha sottolineato.
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