Le campagne pubblicitarie, come è noto, servono a mettere in luce capi, accessori e nuove collezioni: per farsi notare nel mondo della moda, però, mostrare tagli e silhouette non sempre è sufficiente. Ecco perché, per spiccare, molti brand hanno fatto ricorso, nel tempo, a concept decisamente trasgressivi. Il denim, simbolo per antonomasia di libertà e controcultura, si è fatto notare spesso e volentieri con spot che a volte il pubblico ha fatto fatica a digerire. Oltre all’adv con Brooke Shields ormai passata alla storia, per esempio, nel 2009 Calvin Klein tappezzò il centro di Manhattan con immensi cartelloni firmati Steven Meisel che suggerivano esplicitamente un ménage a quattro. Impossibile non vederli: ritenuti eccessivi anche da molti passanti della Grande Mela, furono banditi in alcuni paesi come il Canada. Eppure, visibilità e vendite schizzarono alle stelle.
(Photo by Richard Corkery/NY Daily News Archive via Getty Images)
New York Daily News Archive/Getty Images
Per restare aggiornato sui reali, le celebrity, gli show e tutte le novità dal mondo Vanity Fair, iscrivetevi alle nostre newsletter.
Che il sesso fosse un ottimo strumento di marketing, d’altro canto, lo aveva già capito Oliviero Toscani all’inizio degli anni Settanta, quando, per promuovere un marchio di jeans, realizzò uno scatto che, unito al claim dissacrante ideato dal creativo Emanuele Pirella, infervorò giornali e opinione pubblica e gli valse persino l’accusa di blasfemia. Insomma, erano tempi ben diversi dato che adesso, le case di moda sono al contrario molto attente a non provocare alcun tipo di polemica. Non a caso, le critiche rivolte di recente ad American Eagle e Sydney Sweeney ruotavano intorno al fatto che la réclame è stata giudicata da molti controversa proprio perché promuoverebbe valori considerati conservatori.

