Robert Redford si è spento serenamente nel sonno a 89 anni, nella sua casa tra le montagne fuori Provo, Utah, circondato dall’affetto della sua grande famiglia. La sua è stata un’esistenza intensa, segnata dal successo, ma anche da drammi profondi.
Nato a Santa Monica il 18 agosto 1936, crebbe in un quartiere operaio di Los Angeles. Da adolescente era un ragazzo vivace, non sempre diligente a scuola, ma con un forte interesse per il disegno e la pittura. Contrasse la poliomielite a 11 anni: pur se non era grave, lo costrinse a letto per settimane.
La sua vita familiare fu segnata da perdite precoci: i gemelli che sua madre aspettava morirono alla nascita, e quando lui aveva 18 anni, sua madre morì a soli 40 anni, causandogli un grande dolore: «Quello che rimpiango è che sia morta prima che potessi ringraziarla».
La perdita della madre gli fece perdere la strada: dopo essere stato espulso dall’Università del Colorado a causa dell’alcolismo, Robert Redford decise di allontanarsi e si trasferì in Europa con i suoi disegni e il sogno dell’arte, vivendo tra Parigi e Firenze. Tornato negli Stati Uniti nel 1957, ancora scosso e alla ricerca di una direzione, conobbe Lola Van Wagenen, che sposò nel 1958, «per salvarmi la vita», dichiarò. Lola, giovane e timida, lo incoraggiò a perseguire gli studi artistici e a scoprire la recitazione, che alla fine prese il sopravvento sulla pittura.
Con Lola ebbe quattro figli: il primogenito Scott Anthony morì a soli due mesi e mezzo per la sindrome della morte improvvisa del lattante. Ricordando quell’esperienza in un’intervista, Redford confessò: «Avevo solo 21 anni; mia moglie ne aveva 20. Stavamo appena iniziando le nostre vite… Ovviamente è stato traumatico… qualcosa del genere non può essere completamente dimenticato. Probabilmente si manifesta in piccoli modi di cui non sei nemmeno consapevole».
Shauna, classe 1960, crebbe tra New York e Utah, e costruì la sua vita attorno all’arte e alla famiglia. Nel 1985 si sposò con Eric Schlosser, autore di Fast Food Nation, ed ebbe due figli, Mica e Conor, che hanno intrapreso percorsi creativi e professionali ispirati dalla famiglia, continuando l’eredità di attenzione e curiosità artistica di Redford.

