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    Robert Redford, i 10 film del mito – Notizie

    admin5698By admin569816 Settembre 2025Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Robert Redford, i 10 film del mito - Notizie
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    In una carriera leggendaria, cominciata nel 1960 nelle botteghe della serialità televisiva, avviata sul grande schermo nel 1966, scandita da 82 film, 10 regie, moltissime produzioni è impresa impossibile isolare i titoli che fanno di Robert Redford una leggenda universale.

    Questa breve lista fissa comunque i momenti indimenticabili di una storia artistica che va di pari passo con l’evoluzione del suo paese, l’America.

    – L’esordio: nel 1966 con “La caccia” diretto da Arthur Penn, Redford incarna tutte le contraddizioni di una società razzista, violenta, accecata dal denaro e dalla vendetta. A fianco di Marlon Brando (lo sceriffo) e Jane Fonda, il giovane attore è Bubber, ragazzo senza peccato in fuga dal penitenziario e oggetto di una caccia selvaggia che vuole (e avrà) la sua vittima predestinata.

    – Il successo: tre anni dopo in coppia con il divo Paul Newman si compone un duetto di sex symbol che unirà le generazioni degli spettatori. “Butch Cassidy”, diretto nel 1969 da George Roy Hill è una ballata western che rompe molte regole del genere lasciando spazio all’ironia e al controcanto sentimentale (nel personaggio di Katharine Ross reduce da “Il laureato”). Si parte dalle imprese di due componenti il Mucchio Selvaggio (Butch/Newman e il kid Sundance/Redford) e si finisce con una sparatoria che segna la fine di un’epoca. Nel 1973 lo stesso regista riunisce la coppia per una delle commedie in costume più amate di sempre: “La stangata”.

    – L’amico geniale: comincia nel 1972 la collaborazione con Sydney Pollack, il regista e l’intellettuale in cui Robert Redford si rispecchia in una sintesi di idee e visioni che daranno vita anche a un impegno diretto nel sostegno a futuri registi con la Fondazione del Sundance Film Institute (creato nel 1981, ispirato al nome del suo personaggio in “Butch Cassidy” e da cui prese vita l’omonimo Festival di Park City nello Utah). Il primo film è “Corvo rosso non avrai il mio scalpo” (1972), emblematico western dalla parte dei nativi americani, cui seguirà l’anno dopo il romantico “Come eravamo” con Barbra Streisand sul fallimento del sogno americano tra gli anni Trenta e i Sessanta.

    – La presa di coscienza: nel 1975, sempre con la regia di Pollack, è il lato oscuro della Nazione ad essere rivelato. Il film è la spy story “I tre giorni del Condor”, capolavoro del genere in cui Redford veste i panni di un analista della CIA. Il finale della pellicola rimane uno dei più potenti e sconsolati atti d’accusa del cinema americano contro le storture del potere.

    – Il caso Watergate: dal memoriale di Bob Woodward e Carl Bernstein, i giornalisti del Washington Post che rivelarono i “giochi sporchi” dell’amministrazione Nixon, fino a spingere il Presidente alle dimissioni, nasce il film “Tutti gli uomini del presidente” diretto nel 1976 da Alan J. Pakula. E’ un thriller politico che ha fatto scuola anche nell’immaginario di ogni futuro giornalista.

    – L’anima sentimentale di Bob: Non è stato solo il campione delle nobili cause, Robert Redford. Uno dei suoi titoli di più grande successo resta “La mia Africa”, diretto da Sydney Pollack nel 1985 e ispirato alle memorie coloniali della scrittrice Karen Blixen. Il protagonista, Denys Finch Hatton, è un cacciatore bianco nel Kenya degli anni Trenta che ha fatto sue le leggi della savana e del suo popolo, fino a sacrificare il suo amore per Karen in nome della libertà. Morirà lasciando sulla sua tomba due leoni a guardia della natura incontaminata. 11 nomination e sette oscar legittimano il successo sempreverde del film; nel 1993 con “Proposta indecente” di Adrian Lyne, Robert Redford rivisiterà il tema dell’amore impossibile, ma questa volta vorrà il ruolo opposto, quello di un miliardario seduttore che solo alla fine saprà rispettare i valori della donna che pure ama.

    – Il capolavoro dell’attore: con “All is lost”, diretto da J.C. Chandor nel 2013, Robert Redford dimostra che il suo talento supera il fascino dello sguardo, di capelli biondi, del sorriso innocente. Alle prese con un copione che gli regala solo 51 battute di monologo, nei panni di un naufrago che per tutto il film cerca di sopravvivere in mare aperto, il protagonista assume su di sé tutto il meglio della sua idea di essere umano di fronte alla natura. Il grande divo ha voluto esprimere la sua idea del cinema e della vita anche da regista e per tre volte almeno si tratta di capolavori da grande autore.

    – Il secondo esordio: la sceneggiatura di “Gente comune” (1980) viene dal romanzo di Judith Guest ed è un racconto senza colpi di scena, tutto dedicato alle vite di coloro che non fanno la storia. Il film vinse l’Oscar per la migliore regia e al protagonista Timothy Hutton quello per il miglior attore, una statuetta mai conquistata da Redford, una sola volta candidato (per “La stangata”).

    – Il lato segreto: Con “L’uomo che sussurrava ai cavalli” (1998), va in scena una storia d’amicizia e redenzione tra la giovane Grace e il suo cavallo prediletto, Pilgrim; ma è anche la storia dell’allevatore di puledri Tom e la madre di Grace, in un’elegia della vita a contatto con la natura che è anche il segno dell’anima segreta di ogni autentico americano.

    – Il testamento morale: All’indomani di un evento traumatico come l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, il presidente Bush vara leggi d’emergenza nazionale che oltrepassano i limiti della Costituzione. Redford risponde nel 2010 con “The conspirator” ispirato ai veri fatti che seguirono l’assassinio di Lincoln e portarono all’impiccagione la madre dell’omicida John Booth. Anche in quel caso prevalse una logica dell’emergenza che calpestò il Diritto e Mary Surrat fu la prima donna giustiziata per cospirazione nonostante la strenua difesa di un avvocato che credeva nella giustizia.

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