Michele Emiliano ha appena finito di parlare, un discorso zeppo di punzecchiature per Antonio Decaro. Che si allontana in tutta fretta dalla fiera: “Emiliano dice che siamo in ritardo sul programma? E infatti sto correndo a completare la costruzione del programma partendo dal basso, ascoltando le associazioni dei datori di lavoro, dell’industria e dell’artigianato…. Non credo proprio di essere il prototipo dell’uomo solo al comando”.
L’ultima sfida tra il presidente della Regione e l’eurodeputato candidato alla sua successione va in scena alla Fiera del Levante di Bari. Dove Emiliano pronuncia il suo ventunesimo e ultimo saluto dopo tutti quelli pronunciati in questi anni, prima da sindaco di Bari, poi da presidente della Regione. Serio, capelli corti, il governatore – a cui il Pd ha chiesto un passo di lato per rispettare le condizioni chieste da Decaro per candidarsi alle prossime regionali – è stato accolto da un lungo applauso in avvio della cerimonia inaugurale della Campionaria, che è diventato una standing ovation nella chiusura. Già il sindaco, Vito Leccese, nel suo intervento di apertura, aveva evidenziato che “questa città e questa regione devono molto” al suo “lavoro, forza e capacità di immaginare un futuro migliore: insieme siamo diventati da terra di periferia centro di innovazione e crescita”.
Ma il discorso di Emiliano, che non si è mai incrociato con il suo alleato/avversario, era molto atteso anche perché, da quando è stato posto il veto sulla sua candidatura al Consiglio regionale alle prossime elezioni, non ha mai parlato. E non ha deluso le aspettative. “Cari amici mi dispiacerà non essere più con voi dopo tanto, 21 inaugurazioni della Fiera effettivamente forse erano un po’ troppe”, è stato l’incipit ironico.
“Questi 20 anni ci hanno consentito di verificare insieme di cosa siamo capaci. E di quello che non siamo riusciti a fare. Ma anche di quello che è stato capace di fare il centrosinistra pugliese. A livello nazionale è dal 2006 che non riusciamo a vincere un’elezione. Possiamo dire di aver affermato qui in Puglia un nostro modello di governo. Abbiamo sempre visto tutto e trasformato la Puglia in una regione attrattiva del terzo millennio. Per fare qualcosa che doveva cambiare la storia della nostra comunità”. Dice di aver superato la cultura dell’“uomo solo al comando” e, alludendo al suo ex assessore all’urbanistica, sottolinea di volere che questa cultura non si affermi mai più: “Abbiamo scelto un percorso fatto di ascolto e partecipazione. Di programmi di governo decisi dal basso”.
Tanti i riferimenti a quanto successo nelle ultime settimane, che per Emiliano “non pare legato alla politica”. “Le profonde dissonanze degli ultimi mesi mi preoccupano. Quello che è successo rimane imperscrutabile, perché non pare legato ad alcun reale tema di natura politica. Per il futuro dobbiamo assumerci l’impegno che episodi simili non si ripetano più. Lo comprendemmo sin dall’inizio, dal 2004. Per questo decidemmo di non utilizzare mai espressioni come: ‘se c’è lui, non ci sono io”… Il metodo democratico va preservato.
La Puglia deve rimanere terra consapevole dei diritti dei cittadini. Io voglio continuare a difenderla anche da semplice cittadino. Dobbiamo ritrovare unità, serietà e senso del limite. E a mantenere la parola data” (e qui il tono s’ingrossa in un’altra stoccata polemica). Chiede che si eviti “che le pretese dei singoli sfocino in arbitrio. In questi dieci anni abbiamo scritto tante pagine di cose meravogliose Sono successe cose straordinarie, senza precedenti. Tengo a dirvi che ciò che penso di lasciarvi – tutti dicono è l’ultimo discorso: per ora, vi dico io”. Poi scherza: “Mi riferisco alla figura del presidente del consiglio: non voglio fare concorrenza ai locali”. Preannuncia quale sarà la sua battaglia, che ha già il sapore di una Cambogia da minoranza interna: “Il metodo democratico va preservato. La Puglia deve rimanere terra consapevole dei diritti dei cittadini. E io voglio continuare a difenderla anche da semplice cittadino”.“Sembrava di stare in un congresso del Pd”, commenterà dopo il senatore di Fratelli d’Italia parlando con il ministro della protezione civile e delle politiche per il mare Nello Musumeci in giro fra gli stand. “Mi sentivo una presenza estranea…”, ammette lui.

