Questione di punti di vista. Per i legali di Angelo Arturo Testa «tutto è stato chiarito. Non c’è mai stato voto di scambio ma promesse elettorali generiche. Non c’è nessun Cetto Laqualunque». Per la Procura di Genova, però, le “promesse elettorali”, siano generiche o meno, sono esattamente il reato contestato a uno dei due gemelli riesini (nella foto con il fratello Italo Maurizio) indagato nel cosiddetto filone “Toti bis”.
I Testa, insieme all’ex capo di gabinetto Matteo Cozzani, sono accusati di aver fatto campagna elettorale, nelle Regionali del 2020 vinte dall’ex governatore poi arrestato, per i candidati Stefano Anzalone, Ilaria Cavo e Lilli Lauro (tutti della lista “Cambiamo con Toti Presidente). Promettendo agli elettori, in cambio, diversi favori, in particolare posti di lavoro. Il tutto, sempre secondo i pm Federico Manotti e Luca Monteverde, con l’aggravante di aver favorito il clan mafioso dei Cammarata, presente a Riesi e “con proiezioni a Genova”.
Ecco, è l’accusa di vicinanza a Cosa Nostra che Angelo Arturo Testa, dopo l’interrogatorio da lui stesso chiesto, vuole subito spazzare via: «Noi siamo contro la mafia e le illegalità, valorizziamo soltanto gli usi e i costumi e le tradizioni della comunità riesina». Testa cita, ad esempio, la «valorizzazione dei prodotti tipici».
E dice che questa indagine, basata su intercettazioni, testimonianze, materiale informatico, «mi ha fatto danni enormi. Sono stato licenziato dalla Regione Lombardia (lavorava nel Consiglio regionale come collaboratore del gruppo di Forza Italia) e ho perso tre anni di stipendio, di trattamento di fine rapporto e di contributi pensionistici. Ma più del danno economico è il danno morale. Appartengo a una famiglia che è sempre stata contro la mafia e sentire queste insinuazioni fa male».
Per i suoi avvocati Stefano Vivi e Nadia Colombo, in ogni caso, nelle due ore davanti ai pm «tutto è stato chiarito. Ci sono state promesse elettorali generiche per promesse generiche di aiutare la comunità riesina».
Pare difficile che la Procura possa vederla allo stesso modo. Gli inquirenti nelle scorse settimane hanno spedito l’avviso di chiusura indagini preliminari nei confronti di 20 persone, coinvolte a vario titolo nell’inchiesta Toti bis.
Gli unici a chiudere di farsi interrogare sono stati appunto Angelo Arturo Testa e il segretario generale dell’Autorità portuale di Genova Paolo Piacenza, che risponde di un’accusa completamente diversa, l’omessa denuncia per l’occupazione delle aree ex Carbonile da parte del terminalista Aldo Spinelli.
Adesso la Procura tirerà le somme, e nei prossimi giorni deciderà se archiviare alcune posizioni oppure spedire 20 richieste di rinvio a giudizio.

