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    Home»Politica»"Le mie foto fake sui muri della città". L'incubo di una 19enne foggiana vittima di reveng…
    Politica

    "Le mie foto fake sui muri della città". L'incubo di una 19enne foggiana vittima di reveng…

    admin5698By admin569812 Settembre 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    "Le mie foto fake sui muri della città". L'incubo di una 19enne foggiana vittima di reveng...
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    AGI – “Ciao a tutti e a tutte. Mi chiamo Arianna. Ho diciannove anni e sto registrando questo video con il cuore pesante, le mani che tremano e la voce rotta. Perché quello che sto per raccontarvi non è facile. Non è leggero e non è qualcosa che pensavo sarebbe mai successo a me”. Con queste parole si apre il video pubblicato su TikTok da una ragazza foggiana, che ha denunciato alla polizia e ora anche pubblicamente la persecuzione subita negli ultimi mesi.

     

     

    L’incubo inizia con una foto manipolata

    Una foto rubata e manipolata, immagini false che la ritraggono nuda, scritte oscene, il suo numero di telefono e persino l’indirizzo di casa diffusi accanto a quelle foto. Per lei è cominciato un incubo fatto di paura, insulti e minacce. “Da maggio di quest’anno la mia vita è stata travolta da un’ondata di odio e di violenza. Tutto è iniziato con una fotografia mia. Una foto assolutamente innocua scattata da me solo per me, completamente vestita e coperta. Non l’ho mai mandata a nessuno. Ma qualcuno l’ha presa, rubata e soprattutto manipolata. L’hanno fotoshoppata togliendo i vestiti, aggiungendo un seno nudo, trasformandola in qualcosa che non esiste. Un’immagine sessuale falsa che però porta il mio volto, il mio corpo e il mio nome. Da quel momento è iniziato l’inferno”.

    La diffusione delle immagini e la violazione della dignità

    La fotografia, inesistente nella realtà, ha iniziato a circolare tra sconosciuti e per strada. “Non avevo fatto nulla di male ma improvvisamente la mia dignità è stata calpestata, strappata via”. Il 18 luglio la vicenda si aggrava: “Le foto sono riapparse, sempre più modificate e offensive. Hanno cominciato ad aggiungere frasi sessualizzanti e degradanti che mi descrivono come una persona facile, disponibile, una puttana, una pervertita. Frasi come: ‘tutto gratis’, ‘le puttane sono sempre quelle che non ti aspetti’, ‘contattatemi, offro servizi completi a pochi euro’”. Accanto alle immagini sono stati diffusi i suoi dati personali: numero di telefono, indirizzo di casa, persino il piano in cui abita. “Questo non è solo revenge porn. Questo è doxing, diffamazione, minaccia, persecuzione, violenza vera. Questo è un crimine. Ed è così che, per tutta l’estate, luglio, agosto e fino a oggi, la mia vita è diventata un incubo”.

    Paura e determinazione

    Nel video Arianna racconta di non riuscire più a dormire bene né a uscire con serenità: “Vivo con la costante paura che qualcuno possa davvero venire a cercarmi, convinto che io sia disponibile solo perché ha visto un’immagine falsa e violenta”. Ma la giovane rifiuta di sentirsi vittima colpevole. “Non ho nulla di cui vergognarmi. Non sono io quella sbagliata. Sono le persone che hanno creato quelle immagini, che le hanno condivise, che hanno scritto quelle frasi infami. Sono loro i colpevoli. Sono loro i criminali”.

    L’importanza della legge e la richiesta di aiuto

    La ragazza cita anche la legge: “Quello che mi stanno facendo ha un nome: si chiama revenge porn. In Italia è un reato penale, come dice l’articolo 612 del codice penale, punito fino a sei anni di carcere. Eppure queste persone si sentono intoccabili. Pensano di potersi nascondere dietro a uno schermo e distruggere la vita di qualcuno senza mai pagarne le conseguenze”. Nel suo racconto c’è paura ma anche determinazione: “Io invece sono qui, a viso aperto, con la voce tremante ma allo stesso tempo ferma. Perché non voglio più tacere. Parlo per me ma anche per tutte le altre persone che ci sono passate o ci passeranno. Perché oggi sono io, ma domani potrebbe essere tua sorella, la tua migliore amica, tua figlia”. Poi l’appello a chiunque incroci quelle immagini: “Guardatele per quello che sono davvero, strumenti di violenza. Non condividetele, non ridete e non giudicate. Se vi capita di riceverle o trovarle affisse per strada, sui pali, sui muri, sui parabrezza delle auto, denunciatele, segnalatele, fermatele. Non diventate complici di chi distrugge la vita degli altri”.

    L’appello finale alle istituzioni e alla collettività

    Alla fine del video, Arianna si rivolge direttamente agli autori della persecuzione e alle istituzioni. “Basta rubarmi la dignità. Basta usare il mio corpo contro di me. Basta infangare il mio nome, la mia casa, la mia sicurezza. Io sono convinta che prima o poi vi troveranno. Prima o poi pagherete per ogni ferita che avete lasciato dentro di me”. E ancora: “Alle istituzioni, alla polizia, alla polizia postale, alla squadra mobile, a chi può aiutarmi chiedo ascolto, protezione e giustizia. Voglio tornare a vivere senza paura, voglio poter camminare per strada da ragazza normale, non da bersaglio”. Il suo appello si chiude con un invito al sostegno collettivo: “Per questo oggi ho deciso di parlare una volta per tutte. Perché il silenzio protegge chi fa del male, non chi lo subisce. Aiutatemi a fermare questa catena di odio. Aiutatemi a ridare senso alla parola giustizia. E soprattutto ricordate che dietro a ogni immagine, a ogni schermo, c’è una persona vera, con sentimenti, paure e sogni. Io sono quella, e oggi vi sto chiedendo con tutta me stessa di non lasciarmi sola”.

    La solidarietà politica

    “Quello che sta accadendo ad Arianna, la diciannovenne foggiana le cui fotografie sono state modificate a sfondo sessuale, con la diffusione di volantini con il suo indirizzo e numero di telefono, non è tollerabile. Un gesto vile, una violenza a tutti gli effetti, che va condannata senza esitazioni. Arianna in un video ha trovato il coraggio di denunciare l’inferno che sta vivendo in questi mesi, e tutti noi abbiamo il dovere di mettere fine a questo orrore”. Lo dichiara la consigliera foggiana del M5S Rosa Barone. “Chi diffonde o condivide queste immagini – continua Barone – commette un reato, punito dal Codice Penale. Non possiamo restare indifferenti. Difendere Arianna significa difendere la dignità di tutte le donne e di ogni persona vittima di odio e sopraffazione. Porterò la sua storia all’attenzione del consiglio regionale, perché come istituzioni abbiamo il dovere di supportare e sostenere le vittime di violenza e fare in modo che simili episodi non accadano più. Arianna non deve sentirsi sola”.

     

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