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La fase quattro della Bologna Business School si è aperta ieri, alla vigilia delle celebrazioni del venticinquesimo anno di attività, l’età adulta, quella in cui si frequentano i master. L’assemblea dei soci di Bbs ha avviato il cambio della governance in continuità con la precedente. Max Bergami, professore di comportamento organizzativo a Bologna, fondatore e anima della Bbs, dean fin dalla nascita della scuola, diventa presidente esecutivo. A maggio prossimo, alla scadenza del suo mandato, lascerà il posto di dean a un manager scelto con una selezione internazionale. Bergami conserverà le deleghe strategiche, il nuovo dean avrà quelle operative. «Uno dei soci ha detto che schiereremo un attacco a due punte», dice Bergami con la consueta ironia, prima di lasciarsi andare ai ricordi. «Ricordo come fosse ora le prime selezioni dei master universitari», racconta Bergami. «Era il 12 settembre 2001, il giorno dopo l’attacco alle Torri Gemelle: si presentò la metà dei candidati perché il traffico aereo era in tilt e il mondo sotto shock». Una storia iniziata in salita e proseguita tra le curve di questi anni difficili. Dalla bolla della New Economy e poi Lehman fino al Covid e alla crisi energetica e del settore edile, «proprio mentre stavamo costruendo il nuovo campus. Da un certo punto di vista – riflette Bergami – sono state tutte opportunità perché ci hanno consentito di imparare a reagire all’incertezza, la principale caratteristica del nostro tempo».
E a crescere, in maniera costante, con un’accelerazione negli ultimi dieci anni, quando Bbs è lievitata a un tasso medio dell’11,9% ed è entrata a fare parte del piccolo gruppo di business school (222 su 16mila) che hanno conseguito l’accreditamento Equis, la massima qualificazione internazionale. I risultati sono stati in linea con la vivacità dell’Università di Bologna e dell’Emilia-Romagna: 92% di placement a 6 mesi dalla fine dei master, 27 master tra full-time ed executive, un centinaio tra programmi open e custom (con Ferrari, Coesia, Marchesini, Carraro, Ferrarelle, Sacmi, Italcer), 50% di studenti internazionali nei programmi in inglese. Nel 2024, Bbs ha distribuito 2,8 milioni in borse di studio.
«Siamo cresciuti e vogliamo crescere ancora», spiega Bergami, «perché sentiamo la responsabilità di avere un impatto sul sistema produttivo, offrendo opportunità di crescita alle persone. La scelta di comporre un Dna interdisciplinare è stata profetica: oggi il management non vive senza nuove tecnologie, ma entrambi hanno necessità di abbeverarsi all’umanesimo. Siamo convinti di poter affrontare questa ulteriore fase di sviluppo, in virtù del nostro radicamento nell’Università di Bologna e della nostra dinamica relazionale con le imprese».
La sfida, come in tutte le ex start up di successo, è sulla successione del suo fondatore carismatico. Bergami, nel nuovo ruolo di presidente esecutivo, avrà responsabilità della governance e delle attività strategiche, come la gestione dei key account, le iniziative innovative, il fundraising, le relazioni internazionali e la corporate identity.
«Da piccola brigata» spiega Bergami, «Bbs è diventata un’organizzazione complessa e in continua crescita, per questo richiede una leadership forte e articolata. Cerchiamo un nuovo o una nuova dean che, oltre alle competenze scientifiche e manageriali, sappia portare idee ed energia, ma soprattutto voglia immergersi nei valori di Bbs e lavorare per la sua missione. Per questo, mi piace pensare che stiamo cercando un co-fondatore». A cui Bergami lascia un’eredità spirituale. «Nei momenti di incertezza la cosa più difficile è immaginare il futuro e poi rimboccarsi le maniche per costruire quell’immagine. Un’attività che viene meglio se non è fatta da soli, ma con gli altri. A Bbs facciamo così».

