Nessuna sorpresa sulla politica monetaria della Banca centrale europea: i tassi non si muovono e il riferimento sui depositi rimane al 2%. Era questo il risultato della riunione che era dato ampiamente per scontato dai mercati, alla vigilia dell’appuntamento: la decisione è arrivata con voto unanime.
La Bce aveva iniziato iniziato il ciclo di tagli nel giugno del 2024 e per otto sedute consecutive aveva deciso di intervenire con una sforbiciata. Nei due anni precedenti Francoforte aveva deciso di alzare il costo del denaro come misura per contrastare l’aumento dell’inflazione nei Paesi europei, conseguenza delle tensioni internazionali in Ucraina e Medio Oriente e dell’aumento del prezzo dei beni energetici. Con il raffreddamento della spinta inflattiva, il board guidato da Lagarde ha avviato la politica espansiva, fino all’ultimo taglio dei tassi deciso lo scorso giugno. Situazione cristallizzata dunque, con il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,4%.
Mutui, la rata non scende più: come orientarsi tra tassi fissi, variabili e surroghe
11 Settembre 2025
“La Bce – spiegava la presidente questa estate – giunge alla fine del ciclo di politica monetaria che rispondeva a degli shock che si sono sommati l’un l’altro, incluso il Covid, la guerra in Ucraina e la crisi energetica”. Oggi, dettaglia Lagarde in conferenza stampa, “i rischi per l’economia sono diventati più bilanciati”. I dazi più alti degli Usa, ammette, “e il rafforzamento dell’euro rallenteranno la crescita per il resto dell’anno, ma i loro effetti sulla crescita dovrebbero attenuarsi il prossimo anno”. L’Eurotower alza intanto le stime di crescita per quest’anno: prevede ora un +1,2% nel 2025, rispetto allo 0,9% atteso a giugno. La stima sul 2026 è però lievemente inferiore, all’1,0%, mentre per il 2027 resta invariata, all’1,3%.
Quanto all’obiettivo di stabilità dei prezzi, il board dei banchieri argomenta che “la valutazione delle prospettive di inflazione” rimane “pressoché invariata” rispetto alle previsioni di inizio estate: un po’ più in alto nel breve, un po’ più in basso nel lungo periodo. La stima è dunque per una crescita dei prezzi “in media al 2,1% nel 2025, all’1,7% nel 2026 e all’1,9% nel 2027; l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,4% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e all’1,8% nel 2027”.
Rimane l’intenzione dell’istituzione di continuare a orientarsi in base alle stime economiche, in particolare sui prezzi, “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Il Consiglio direttivo “seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”, si legge nel comunicato Bce.

