L’Università degli Studi Roma Tre è la prima università italiana per numero di accordi internazionali: ben 1211 tra Erasmus, doppi titoli, progetti europei e partnership strategiche. Abbiamo intervistato il Rettore Massimiliano Fiorucci.
Quali sono le principali novità della vostra offerta formativa per l’anno accademico 2025/26?
“La nostra offerta formativa è composta da 87 corsi tra lauree triennali, magistrali e a ciclo unico, alcuni dei quali erogati interamente in lingua inglese, a dimostrazione di un impegno dell’Ateneo verso l’educazione globale e l’integrazione culturale. A questa ricca offerta si uniscono 65 post lauream e 27 dottorati di ricerca. Molti di questi corsi sono stati rivisitati e aggiornati nel corso del tempo, mentre altri, di più recente istituzione, sono frutto delle crescenti sfide che ci pone di fronte la modernità. Con questo spirito, la nostra offerta, per l’a.a. 2025/26 si arricchisce grazie all’istituzione del corso di Laurea interdipartimentale in Ingegneria gestionale attivato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile, Informatica e delle Tecnologie aeronautiche e del curriculum interamente in lingua inglese del Corso di Laurea Magistrale in Architettura-Restauro del Dipartimento di Architettura”.
I corsi di laurea sono sempre più numerosi e si diversificano a volte anche in base a definizioni criptiche: come fare a spiegare concretamente in che consistono agli studenti?
“Oggi l’offerta formativa universitaria è sempre più articolata e diversificata, anche nella terminologia, spesso specialistica, che viene utilizzata per definire i percorsi di studio. Questo è il riflesso di una società e di un mercato del lavoro in continua evoluzione, che richiedono competenze sempre più mirate e al tempo stesso interdisciplinari. Tuttavia, è fondamentale che gli studenti e le studentesse siano messi nella condizione di comprendere con chiarezza in cosa consista ciascun corso di laurea, per poter effettuare una scelta consapevole e coerente con le proprie aspirazioni. In quest’ottica, le attività di orientamento assumono un ruolo decisivo: una scelta ragionata, basata su informazioni concrete e guidata da un confronto diretto con docenti, tutor e studenti già iscritti, si traduce spesso in un percorso di studi più solido, soddisfacente e con minori tassi di abbandono. Roma Tre è da sempre molto attenta a queste esigenze e investe con convinzione molte energie nelle attività di orientamento. Basti pensare che nel solo ultimo anno abbiamo incontrato oltre 40.000 giovani in cerca del proprio futuro universitario. Le nostre iniziative sono numerose e diffuse durante tutto l’anno. Cito a titolo di esempio le ‘Giornate di vita universitaria’, gli “Open day magistrali”, la partecipazione al progetto “Orientamento Next Generation” promosso dal MUR, il grande evento ‘Orientarsi a Roma Tre’. Iniziative queste che dimostrano l’impegno di Roma Tre nell’accompagnare studentesse e studenti in questo percorso di scelta, offrendo strumenti chiari, accessibili e concreti. Perché orientarsi bene non significa solo scegliere dove studiare, ma iniziare a costruire consapevolmente il proprio progetto di vita”.
Quali sono i corsi che riscuotono maggior successo e secondo voi, perché?
“In realtà, i corsi che riscuotono maggior successo nel nostro Ateneo sono molti e ben distribuiti tra i diversi ambiti disciplinari. Abbiamo percorsi particolarmente attrattivi sia nel campo umanistico, sia nelle discipline sociali, giuridiche ed economiche, sia nelle aree STEM. Questa varietà è per noi motivo di orgoglio e dimostra la solidità dell’intera offerta formativa di Roma Tre. Il continuo e progressivo incremento delle immatricolazioni, testimonia l’apprezzamento da parte delle studentesse e degli studenti, e si spiega con diversi fattori: l’alta qualità della didattica, la centralità che riserviamo agli studenti, la qualità delle strutture e l’impegno costante nella ricerca di eccellenza, che accomuna tutti i nostri Dipartimenti”.
Tra i possibili sbocchi professionali offerti dai vostri corsi di laurea, quali possono essere minacciati dall’Intelligenza Artificiale?
“L’intelligenza artificiale non deve essere percepita come una minaccia, bensì come una straordinaria opportunità di crescita e trasformazione. È vero che molti ambiti professionali subiranno profondi cambiamenti – così come è accaduto in passato con l’introduzione di nuove tecnologie e strumenti – ma è altrettanto vero che stanno già nascendo nuove figure professionali e nuove competenze fino a ieri impensabili, ma che diventeranno presto centrali nel mondo del lavoro. L’università ha il dovere di stare al passo con i tempi. Questo significa accogliere le sfide del presente e contemporaneamente anticipare le esigenze del futuro. Per tale ragione svolgiamo un ruolo fondamentale: i nostri corsi di laurea, infatti, non si limitano a fornire conoscenze, ma mirano a formare persone capaci di affrontare la complessità, l’innovazione e il cambiamento con spirito critico, flessibilità e competenze sempre aggiornate. L’IA è ormai parte integrante della vita quotidiana di ciascuno di noi, e lo sarà sempre di più. La nostra responsabilità, come istituzione formativa, è quella di preparare gli studenti a comprendere, governare e utilizzare questi strumenti in modo consapevole ed etico, offrendo loro una formazione solida, multidisciplinare e proiettata verso il futuro. In questo senso, non temiamo che l’intelligenza artificiale ‘sostituisca’ i nostri laureati, ma lavoriamo instancabilmente affinché siano proprio loro a guidarne l’evoluzione”.
Com’è cambiato il mondo del lavoro negli ultimi anni e quali sono secondo voi le sue parole chiave?
“Il mondo del lavoro è cambiato profondamente negli ultimi anni. Siamo di fronte a un contesto sempre più dinamico, interconnesso e in continua evoluzione, in cui l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione, la transizione ecologica e le sfide globali – dai cambiamenti climatici alla mobilità internazionale – stanno ridefinendo ruoli, competenze e i modelli organizzativi. Le parole chiave che oggi descrivono meglio questo scenario sono complessità, flessibilità cognitiva, formazione continua, inter e multidisciplinarità. Sempre più spesso, alle competenze tecniche si affiancano quelle che sono definite le soft skills, ovvero le competenze trasversali: il pensiero critico, la comunicazione, la gestione della complessità e la capacità di lavorare in team eterogenei. L’Università ha una grande responsabilità in questo processo: formare persone e professionisti in grado non solo di entrare nel mercato del lavoro, ma di interpretarlo e, se possibile, anticiparlo. Per tale ragione è essenziale che i nostri percorsi formativi costruiscano un dialogo costruttivo con il mondo produttivo, valorizzando la ricerca applicata, i tirocini, l’internazionalizzazione e tutte quelle esperienze che aiutano a costruire profili professionali solidi, consapevoli e pronti ad affrontare le sfide del domani”.
Che cosa consigliereste a una ragazza o a un ragazzo che sta per iscriversi all’università?
“Ragione e sentimento. Il mio consiglio è di fare una scelta frutto di attenta riflessione, ma al tempo stesso autentica. È importante informarsi, conoscere le opportunità offerte dai diversi corsi di studio, valutare le proprie attitudini e gli sbocchi professionali. Tuttavia, non bisogna mai perdere di vista i propri sogni, i propri desideri e le proprie passioni: l’Università è anche il luogo in cui si coltivano talenti, si costruisce il proprio futuro e si cresce come persone. Seguire una strada che si sente davvero propria, con consapevolezza e responsabilità, è il modo migliore per vivere pienamente questa esperienza e affrontare con motivazione il proprio percorso di studi”.

