«Alcuni di noi arrivano al circuito il mercoledì, altri il giovedì. Il gioco di squadra è fondamentale, soprattutto quando ci sono degli imprevisti. Il feeling ci aiuta a tenere un buon ritmo e ad alternarci rendendo tutto interessante. Il prossimo appuntamento è a Misano, una delle tappe più belle del Motomondiale. I piloti italiani, di solito, nei circuiti di casa danno il meglio».
Un passaggio, infine, su cosa significa essere donna e lavorare nel grande circus della MotoGP. «Penso che nel mondo del lavoro in generale, e in quello sportivo in particolare, essendo a prevalenza maschile, una donna debba sempre dimostrare qualcosa di più rispetto a un uomo. Credo sia una sorta di retaggio culturale. Il merito non è scontato come per un uomo. Nella MotoGP è bastato poco a farmi accettare perché hanno capito subito la professionalità, e ora è un ambiente in cui mi trovo benissimo!».
Carmine Conte
Poi arriva il momento della gara e l’atmosfera diventa elettrica. Il rombo dei motori è la colonna sonora di un film in presa diretta, lo spettacolo può cominciare. Sugli spalti regna la passione, nei box delle scuderie, invece, è la tensione a comandare. E alla fine, come sempre accade in un evento sportivo, c’è chi esulta e chi si dispera. E se a casa ci si alza a spegnere la tv, nel circuito cala pian piano l’adrenalina, improvvisamente non ci sono quasi più rumori, si spengono le telecamere, si staccano i microfoni, è tempo di andare. Abbandonati, ormai inutili, restano cartelli e indicazioni. Mentre l’impianto inizia a svuotarsi e un’emorragia di persone riempie le arterie che portano ai tanti parcheggi, gli addetti smontano tutto perché non c’è tempo, non c’è riposo. Li aspetta un’altra città, un altro circuito, altre emozioni da costruire, vivere e raccontare.

