Ecco, appunto, la sorpresa. Ci sono aspetti di lui che, guardandolo da fuori, non si sarebbe aspettato? Qualcosa che non arriva a chi lo guarda dall’esterno.
«La prima impressione che ho percepito è quella di una persona buona, umile, genuina, nonostante si trattasse di uno dei personaggi più conosciuti al mondo. Posso dire che questa impressione, col tempo, si è rafforzata e trasformata in certezza. Magari è proprio questo che la gente non si sarebbe aspettata, lui era davvero così. Sapeva mettere a suo agio chiunque incontrasse: non sottolineava le differenze, annullava le distanze».
Se dico semplicemente Giorgio Armani, la sua mente, d’istinto, dove va? C’è un aneddoto o un momento insieme al quale è particolarmente affezionato?
«Come tutti sanno il mio Paese, l’Ucraina, ogni giorno deve lottare per la propria sopravvivenza. La nostra gente, ora dopo ora, deve combattere per non sparire. Lui si è sempre informato, ha sempre chiesto notizie, la mia mente va lì: da parte sua, infatti, ho sempre notato un sentimento forte nei nostri confronti, sincero, non comune. È stato un uomo di pace, una persona pura».
Su Instagram ha scritto, «il mondo perde un uomo che gli ha insegnato l’eleganza». Visto che era un appassionato di sport, Armani rivedeva l’eleganza anche nel gesto sportivo?
«Credo proprio di sì, per lui anche lo sport era eleganza. Era tifoso del bello, dovunque si celasse, sotto qualsiasi forma. In un gesto tecnico, in un bel gol, in un canestro particolare».
Andriy Shevchenko e Giorgio Armani con la fiaccola di Torino 2006
/ ipa-agency.net
A proposito di sport, c’è una bellissima foto di voi due con la fiaccola olimpica in occasione dei Giochi Invernali di Torino 2006: che ricordo ha di quella giornata?
«In realtà nessun ricordo particolare, però mi porto dentro l’emozione. Quella la ricordo: un’emozione enorme, debordante, difficile da contenere e, ancora oggi, da spiegare».
Eleganza a tutto tondo. Pensa che l’eleganza di Armani sia anche «un’eleganza di vita»? Intesa come approccio gentile, inclusivo, con una sensibilità verso gli altri.
«La mia autobiografia si chiama proprio Forza Gentile e spesso mi capita di rileggere alcuni passaggi della postfazione che ha scritto proprio lui. In uno dei passaggi, su di me, dice: “La fama non ha mai intaccato il suo riserbo, e la qualità che di lui più ammiro è la forza che si fa delicatezza, è la delicatezza che diventa forza”. A parti invertite, io avrei scritto esattamente la stessa cosa di lui».
Per concludere, c’è un consiglio nello specifico che ha ricevuto da Giorgio Armani e che porterà sempre con sé?
«Preferire l’eleganza e la misura all’ostentazione e all’eccesso. Parole preziosissime, per me eterne. È stato un amico dolce. Il più dolce di tutti gli amici».

