BOLZANO. «Da febbraio abbiamo avuto una serie di incontri con l’ufficio legale della banca, per trovare un’intesa sul recupero dei soldi persi dal mio cliente. Si tratta di una somma molto importante, sparita se non del tutto quasi, visto che nel conto sono rimasti solo poche migliaia di euro. Ma ogni tentativo di raggiungere un accordo è naufragato. A quel punto sono partite le denunce e stiamo valutando di agire contro l’istituto di credito per responsabilità civile. La banca, per ora, non riesce a dare una spiegazione a quanto successo. Quello che sembra certo però è che sono venuti meno tutti i presidi di controllo interni nel corso, non di pochi mesi, ma di 10-15 anni».
Chi parla è l’avvocato Federico Fava, uno dei legali che sta seguendo una delle vittime della maxi-truffa da 20 milioni di euro che sarebbe stata architettata dal consulente finanziario di un istituto di credito. Un professionista, stimato e molto conosciuto in città, in pensione dal 3 dicembre del 2024, dopo aver lavorato per una ventina d’anni per una banca in cui curava la parte private banking. Nel suo portafoglio una cinquantina di facoltosi clienti con patrimoni da 2-3 milioni di euro in su. I truffati al momento sono una decina: tutte persone alle quali il consulente, tanto bravo e simpatico, avrebbe fornito per anni resoconti falsi da cui risultava che i loro investimenti andavano a gonfie vele.
La mazzata – a rischio infarto – all’inizio dell’anno, quando il private banker è andato in pensione anticipatamente, e il nuovo consulente ha mostrato loro i conti veri. Un cliente credeva di avere un patrimonio di 6 milioni e 700 mila euro e si è ritrovato con 412 mila euro; un altro poco meno di 3 milioni, però quelli reali erano solo 160 mila. Ma c’è anche chi si è sentito dire dalla banca che non erano “suoi” i soldi con cui, nel corso degli anni, aveva acquistato 6-7 appartamenti di lusso, grazie a quella che pareva una resa fantastica del proprio patrimonio.Eppure il suo deposito era lievitato “a dismisura” e questo non risultava solo dalla documentazione fornita dal consulente, ma la stessa banca aveva emesso assegni circolari (a conferma che le somme erano coperte, ndr), per consentirgli di concludere gli importanti affari immobiliari.
Le verifiche dal 2010
In corso al momento ci sono le indagini che il pubblico ministero Igor Secco ha affidato alla Guardia di Finanza e gli accertamenti interni disposti dalla banca che – a quanto pare – sta ricostruendo le operazioni fatte dal consulente a partire dal 2010. Data in cui si rileverebbero le prime anomalie.Ma – dicono gli avvocati – se i clienti, in parte persone in là con gli anni o troppe indaffarate per seguire con costanza l’andamento degli investimenti, non si sono accorti di nulla, in quanto dai resoconti falsi che il consulente forniva loro risultava che tutto andava alla grande – com’è possibile che la rete di controllo interna, rafforzata dalla rete informatica, non abbia segnalato alcuna anomalia, considerato che il sistema truffaldino andava avanti da 10-15 anni, non da settimane.
Altra domanda: il professionista ha agito da solo o ha potuto contare sulla complicità o almeno la copertura di qualcuno? Per gli avvocati è difficile credere che abbia potuto fare tutto da solo.
I soldi spariti
Quel che sembra emergere dall’indagine è che – come in una sorta di gioco di scatole cinesi – il consulente spostava somme importanti da un conto all’altro. Perché lo faceva, per coprire operazioni finanziarie presentate ai clienti come geniali, ma in realtà andate male?
E i milioni, una ventina ma probabilmente di più che adesso mancano all’appello, dove sono finiti? Bruciati dallo stesso consulente per coprire propri “buchi” oppure sono già al sicuro e serviranno a chi ha architettato la mega-truffa di rifarsi una nuova vita, magari in un altro continente? E neanche subito, ma quando sull’intera vicenda calerà il silenzio.

