Nel cuore di Borgo Castello a Gorizia, antico nucleo medievale che circonda il castello simbolo della città, quattro panchine artistiche sono oggi protagoniste di un progetto di rigenerazione urbana che fonde bellezza, memoria e identità. Le Panchine Narranti non sono semplici sedute: sono opere permanenti pensate per restituire valore al territorio e coinvolgere cittadini e visitatori in un’esperienza più ricca e consapevole, tracciando un percorso urbano che parte dalla Porta Leopoldina e attraversa via Rastello fino a Piazza della Vittoria. Un viaggio nella bellezza e nell’identità di Gorizia, pensato per chi la abita e per chi la scopre, nell’anno in cui la città è Capitale Europea della Cultura.
Un borgo che si rinnova, a partire dalle radici
Le Panchine Narranti, progetto firmato da Confcommercio Gorizia in collaborazione con le associazioni Prologo ed Examina nell’ambito del PNRR Bando Borghi, sono un invito a immergersi nello spazio urbano di Borgo Castello, fermarsi a respirare l’identità e la ricchezza della sua tradizione, guardare la città con occhi diversi e lasciarsi sorprendere dalla sua bellezza artistica e architettonica. Le quattro opere scultoree, realizzate da Damjan Komel, Lara Steffe, Stefano Comelli e Paolo Figar, celebrano la natura, la tradizione, la storia e l’enogastronomia locale, quattro pilastri fondamentali dell’identità cittadina. Percorrendo a passo lento l’itinerario che le collega, si compie un tuffo nel passato della città che ruota intorno alla sua strada più antica, via Rastello, protagonista di un progetto pilota più ampio di rigenerazione urbana battezzato La Via del BorGO.
Natura scolpita: il fiume Isonzo
La passeggiata alla scoperta delle Panchine Narranti comincia da viale d’Annunzio, un tempo chiamata Riva Castello, che conserva ancora oggi esempi di architettura nordica secolare come l’antica Casa del Gastaldo, ossia il “vecchio” Palazzo del Comune, risalente al 1572. Sul marciapiede lato civici pari, in prossimità della curva che porta alla Porta Leopoldina, si trova la Panchina della Natura, firmata da Damjan Komel, che celebra il fiume Isonzo, elemento fondante della geografia e dell’anima del territorio, con una scultura fluida e dinamica in marmo e bronzo intitolata “Soča Isonzo”. Ispirata al poema di Gregorčič dedicato al fiume, l’opera lo rappresenta come un fiore tempestoso verde smeraldo, simbolo di unione tra le due Gorizie, oggi Gorizia e Nova Gorica.
La Panchina della Natura di Damjan Komel. ©Damjan Komel STUDIO, Soča Isonzo GO, Foto Manuel Kovsca
Tradizione al femminile: il merletto goriziano
Proseguendo in via Rastello, all’altezza del civico 52 dove si trova la Bottega del Cappello che ospita l’infopoint di Confcommercio Gorizia, ecco la Panchina della Tradizione di Lara Steffe, che rende omaggio all’arte del merletto, introdotta a Gorizia dalle suore Orsoline. Una figura femminile scolpita in marmo e bronzo, a simboleggiare la fusione tra la forza della materia e la raffinatezza dell’artigianato locale, rende omaggio alle donne goriziane e alla loro sapienza dimenticata. Il luogo scelto per l’installazione non è casuale: la piazzetta, che fa angolo con via delle Monache, oggi è rinata come polo culturale e creativo.
La Panchina della Tradizione di Lara Steffe, ©Studio Sandrinelli
La Storia che apre le porte: il cancello di via Rastello
La terza Panchina Narrante rende omaggio ad un luogo simbolico del passato goriziano, l’antico cancello a rastello (rastellus in latino) che veniva calato durante la notte a chiudere l’estremità della via aperta verso il prato, o Travnik, poi divenuto piazza Grande (l’attuale piazza della Vittoria). Nel 1558, il “traunik”, che nel frattempo era diventato un’ampia piazza circondata da numerose abitazioni, venne incorporato nel nucleo storico della città e questa decisione comportò l’abbattimento della Porta del Rastello. Lo scultore Stefano Comelli reinterpreta oggi l’antico cancello del borgo nella Panchina della Storia, situata all’intersezione con Piazza della Vittoria.
L’opera, dedicata all’ultimo conte di Gorizia, Leonardo, figlio di Enrico VI di Gorizia e Caterina Garay, simboleggia il superamento delle barriere e la trasformazione del territorio, mentre il colore rosa, scelto per la sua capacità di evocare sensazioni di accoglienza e positività, contribuisce a ridefinire il cancello come luogo simbolico di passaggio e rinascita.
La panchina della Storia di Stefano Comelli, ©Studio Sandrinelli
Sapori e saperi: il mastelùt goriziano
Arrivati in piazza della Vittoria, crocevia di storia mercantile e architettura veneziana, sopra alla gradinata che conduce all’ingresso del Palazzo del Governo, si incontra infine la Panchina dell’Enogastronomia di Paolo Figar, che celebra le eccellenze enogastronomiche del Goriziano, i sapori e la cultura del cibo come patrimonio identitario, con un richiamo alla produzione vinicola e culinaria della zona.
L’opera, dedicata a Giovanni Glessig, un offelliere (pasticcere) goriziano, è composta da tre elementi plastici in pietra Lipica grigio
unito: l’elemento centrale è il tradizionale “mastelùt”, il vaso di mostarda protagonista di tante ricette tipiche, mentre i due elementi
laterali ad arco rappresentano rispettivamente la Rosa di Gorizia, una varietà locale di radicchio, e il tralcio d’uva. Un invito a gustare il territorio con tutti i sensi, tra aromi e tradizioni che raccontano la Gorizia più autentica.
La Panchina dell’Enogastronomia di Paolo Figar, ©Studio Sandrinelli
Un QR code per immergersi nella narrazione
Quattro opere scultoree da ammirare e al tempo stesso quattro panchine sulle quali sedersi per sostare e chiacchierare. Ma non solo. Le
panchine di Confcommercio Gorizia sono anche quattro opere narranti, come suggerisce il loro nome: narrano attraverso l’arte che le caratterizza ma anche attraverso un racconto composto da approfondimenti multimediali.
Ogni panchina, grazie a un QR Code, dà accesso a specifici contenuti digitali realizzati dall’associazione Examina: un video con l’artista che racconta la genesi dell’opera; un racconto animato curato da Armando Polacco in arte “Miron”, fumettista triestino che unisce narrazione storica e sperimentazione visiva e una galleria fotografica dal titolo “Scorci goriziani” con immagini evocative di Borgo Castello. Chi passeggerà per Borgo Castello potrà, quindi, inquadrare il QR Code e fruire dei contenuti disponibili sul sito de La Via del BorGO e sul canale YouTube.

