Toni Servillo aggiunge un nuovo capitolo alla sua storia con Paolo Sorrentino. Alla Mostra del cinema di Venezia 2025 l’attore ha conquistato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile con La Grazia. Sessantasei anni, alla settima prova con Sorrentino, interpreta un presidente della Repubblica nel semestre bianco, ex giurista alle prese con dilemmi morali e privati, come la grazia da concedere a due ergastolani, un uomo e una donna, e la legge sull’eutanasia da approvare prima della fine del suo mandato. «Sono felice ed emozionato e ringrazio Paolo Sorrentino, questo presidente della Repubblica è una tua creazione e io ho cercato di servirti nei limiti delle mie capacità. Ringrazio Manuela, Edoardo e Tommaso, voi sapete perché». E poi l’attore ha concluso: «A nome di un sentimento che tutto il cinema prova voglio esprimere la mia ammirazione per chi oggi ha deciso di mettersi in mare, raggiungere la Palestina e portare un segno di umanità in una terra in cui quotidianamente dignità umana è vilipesa».
Per Sorrentino, Servillo è più che un attore: è il complice di una vita cinematografica. Insieme hanno costruito un percorso che ha segnato il cinema italiano degli ultimi vent’anni: da Le conseguenze dell’amore (2004), film che ha consacrato entrambi, a Il Divo (2008), fino a La grande bellezza (2013), che ha riportato l’Oscar in Italia. Servillo è la voce e il corpo attraverso cui il regista racconta le sue ossessioni: il potere, la solitudine, e ora la grazia.
Ma il ritratto privato di Toni Servillo va oltre il sodalizio artistico. Napoletano, classe 1959, uomo di teatro prima ancora che di cinema, vive lontano dalle cronache mondane, nella sua casa a Caserta, con la moglie Manuela («Ho sposato la mia compagna di scuola. Lei mi conosce da quando eravamo ragazzi, non c’è nulla che io debba nascondere. Questa è la mia fortuna», ha detto in passato) e i due figli, Edoardo e Tommaso («La paternità mi ha dato il senso del limite. Guardare i miei figli crescere mi ha ricordato che il tempo passa e che non tutto può essere dedicato al lavoro»). Ama il silenzio, la lettura, il lavoro sulle parole. Non cede al mito della star: continua a frequentare i palcoscenici, a tornare ai classici, a considerare il cinema come un’estensione del teatro.

