Siamo arrivati all’ultimo giorno del Festival di Venezia 2025. In sala Darsena passa – per la stampa – il film di chiusura, il distopico francese Chien 51, ma al Lido nelle ultime ore la vera proiezione è quella delle ipotesi. I corridoi dell’Excelsior e i tavoli del bar e della sala stampa sono diventati un tabellone di scommesse improvvisate: chi vincerà il Leone d’Oro della 82esima Mostra del Cinema di Venezia? Quest’anno, più che in altre edizioni, il gioco del toto-Leone sembra avere già un nome scritto in cima: The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.
Il film della regista tunisina** **ha commosso e convinto tutti, all’unanimità. Ventiquattro minuti di applausi – i più lunghi di tutta la Mostra – bandiere con la scritta “Free Palestine” che sventolavano in Sala Grande e un pubblico profondamente colpito. Con una scelta radicale, Ben Hania ha fatto parlare soltanto la realtà: le registrazioni autentiche della telefonata di Hind, sei anni, intrappolata a Gaza tra i cadaveri della sua famiglia dopo un attacco dell’esercito israeliano, mentre i volontari della Mezzaluna Rossa tentavano inutilmente di raggiungerla. È cinema essenziale e civile, che non spettacolarizza ma restituisce voce e corpo a chi è stato cancellato. Non stupisce che già ieri abbia conquistato il Leoncino d’Oro. Se la giuria volesse inviare un messaggio netto, il Leone passerebbe da qui.
Accanto a Ben Hania, però, ci sono altri favoriti. A House of Dynamite segna il ritorno di Kathryn Bigelow e porta al Lido un thriller che ha ricordato a tutti quanto la minaccia nucleare sia un incubo ancora presente. Tredici minuti di standing ovation hanno accolto un film che non si limita a denunciare, ma costruisce tensione sensoriale e politica con la mano di una regista che già a Venezia aveva presentato The Hurt Locker. Ma il festival non è mai scontato. A tenere viva la corsa ci pensa Park Chan-wook con No Other Choice, satira feroce sulla disperazione dei lavoratori in una Corea scossa dalla rivoluzione tecnologica. Il regista accompagna il suo protagonista verso il baratro con uno sguardo ironico e crudele che ha convinto la critica internazionale. Qui, oltre al Leone, potrebbe arrivare anche la Coppa Volpi per Lee Byung-hun (Squid game) interpretazione che ha già acceso i pronostici.
Tra gli outsider, c’è Guillermo del Toro con il suo gotico Frankenstein, impeccabile nella messa in scena. O Ildikó Enyedi con Silent Friend, film meditativo che mette al centro un albero di ginkgo biloba e interroga il tempo attraverso tre generazioni: il titolo più poetico della competizione, pronto a conquistare almeno un premio speciale.

