Andrea Camilleri “è stato un maestro di felicità”. Alla vigilia del centenario della nascita, il 6 settembre 1925, Lella Costa ricorda il grande scrittore, drammaturgo, creatore del Commissario Montalbano che lei intervistò nel 1998 al Festivaletteratura di Mantova, in un incontro rimasto nella storia della manifestazione. “Avevo letto Il birraio di Preston. Mi ero talmente invaghita di quel libro che ho suggerito di invitarlo. In quel momento stava esplodendo il successo di Camilleri. Non ci sono video, ma c’è materiale audio, spezzoni di questa nostra intervista. L’incontro era strapieno, c’era un grande entusiasmo e si poteva capire che cosa sarebbe successo intorno a lui, ma non si poteva immaginare così tanto e così a lungo” racconta all’ANSA Lella Costa.
“L’ironia costante che lo ha accompagnato, per me è una delle virtù principali” aggiunge. “Ha fatto veramente quello che la scuola non potrà mai fare. Camilleri è l’impersonificazione di un essere umano che ha saputo riconoscere le proprie vocazioni. Un grande maestro e pedagogo senza volerlo essere” sottolinea. “Ricordo una simpatia assoluta e l’emozione alla prima o seconda domanda in quella serata a Mantova. La cosa straordinaria è che Camilleri era un grandissimo affabulatore, ma con un senso perfetto dei tempi, sapeva quando fermarsi. Aveva il senso del ritmo teatrale, del pubblico e dell’ascolto. Non ha mai sforato niente ed è una caratteristica che gli è rimasta fino alla fine” spiega Costa, famosa per i suoi monologhi teatrali.
Da quell’incontro “è nata, sembra che mi dia delle arie, se dico un’amicizia, ma ci siamo frequantati negli anni. Nel 2016, quando hanno festeggiato il centesimo titolo di Camilleri a Massenzio, a Roma, lui ha chiesto ad Arbore di fare insieme questo incontro. Poi ha detto: ci serve una badante, chiamiamo la Lella. Ho condotto con loro questa serata memorabile, bellissima che porto nel cuore come un regalo fantastico. Ho letto un Montalbano sui migranti, un pezzo bellissimo che ho cercato di render più sobriamente possibile” racconta Costa.
Il 6 settembre, nel giorno del compleanno, l’attrice renderà omaggio allo scrittore siciliano in una serata al Festivaletteratura con Luca Crovi, autore della biografia, in collaborazione con la famiglia, ‘Andrea Camilleri. Una storia’ (Salani) e con Carlo Lucarelli che con Camilleri ha scritto il giallo ‘Acqua in bocca’. “Quella di Crovi è una biografia molto tenera ma penso sia inevitabile quando si ha a che fare con Camilleri” afferma. “La cosa che più di tutte ho ammirato in lui, che già nel 2016 non vedeva più tanto bene, era l’assenza di rancore. Era un uomo lieve, felice, non si lamentava mai di quello che gli era successo. Emanava passione per la vita priva di qualunque risentimento. Non si sentiva in credito. Era un uomo molto speciale”. Che cosa le ha insegnato? “La sapienza del raccontare, l’attenzione ai tempi del racconto scritto e orale e questa pietas sobria che aveva. Era tutto giusto, senza sbavature, senza retorica, eccessi”. Camilleri, che era nato a Porto Empedocle ed è morto a Roma il 17 luglio 2019, è riuscito a dare “in Montalbano una sonorità, una confidenza con la lingua siciliana che in tanti non avevamo. Alcune sue espressioni sono diventate parte del linguaggio collettivo. Come l’uso del verbo ‘taliare’ per dire guardare. È stato un continuo arricchimento.
Ha saputo equilibrare l’uso dell’italiano e del dialetto senza che diventasse troppo ostica la lettura. Sicuramente ha contribuito il successo tv della serie di Montalbano fatta con grande cura e ottimi attori, con investimenti economici che raramente vedi e infatti anche le repliche fanno eccellenti ascolti. Quando io leggevo Montalbano, lo dico avendo ammirazione per Luca Zingaretti, mi immaginavo Gian Maria Volonté che non c’era già più. Zingaretti ha fatto un grande lavoro non essendo siciliano. Tutti hanno dato il meglio di sé e viene da pensare che sia successo per quelle vecchie magie che Camilleri sapeva fare” sottolinea. Le nuove generazioni capiranno il suo linguaggio? “Bisogna chiederlo a loro, ma la scrittura di Camilleri e la complessità che c’è dietro non è di così difficile accesso. È un mondo in cui è bello immergersi” dice l’attrice e autrice il cui ultimo libro è ‘Se non posso ballare non è la mia rivoluzione’ (Solferino), making of dello spettacolo nato nel 2020 “in cui portiamo in scena 102 donne che hanno lasciato il segno nel mondo”, ricorda Lella Costa che al Teatro Romano di Verona riprenderà la messa in scena di Lisistrata. “Bisogna parlare ora di donne che riescono a far finire le guerre” dice.
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