Si raggiungono volentieri ai primi caldi estivi Rhêmes-Notre- Dame e Valgrisenche, dove le notti si riempiono di stelle e le albe risuonano di passi. Lontane dalla folla delle località valdostane più glamour, la porta d’accesso è fra Arvier, dove la Dora svolta impetuosa, e Villeneuve, dove un frammento della via romana delle Gallie si percorre, ancora oggi, tra le rocce nelle quali è scavata per salire ai resti di Châtel-Argent. A custodire queste terre alte è il castello di Introd, tondo, medioevale e misterioso: poco sopra, la frazione di Les Combes è il vero snodo per andare alla scoperta di queste frontiere meno battute.
Diga, rifugi e chalet
Valgrisenche si è salvata, ma ha rischiato. Negli anni Cinquanta un’enorme diga ne ha cambiato il profilo: nonostante quel nome innocuo, l’invaso di Beauregard si è “bevuto” anche un paio di villaggi, oggi addormentati in fondo al bacino, ma negli ultimi 15 anni la riduzione altimetrica dell’impianto ha potuto restituire il “bello sguardo” sulla valle. Quel lago a 1.770 metri interrompe, come un respiro profondo, due versanti della bellezza.
Un cane da pastore sorveglia gli stambecchi al pascolo © Shutterstock
LEGGI ANCHE: Weekend ad Aosta: itinerari in città e dintorni, tra storia, natura e sapori alpini
Da un lato ci sono una miriade di frazioni che compongono tanta meraviglia come tessere di mosaico. Prariond è racchiuso tra ampi pascoli; Ceré si stringe tra la strada e il corso della Dora di Rhêmes. La Frassy, Planté, Chez Carral, Darbelley e Gerbelle sono i borghi “sportivi” da cui partono passeggiate ed escursioni, fino al Capoluogo Valgrisenche, che qui tutti chiamano, con pragmatismo e semplicità, Village de l’Eglise.
In realtà, oltre alla chiesa, a dominare il profilo sono un fortino militare e tante donne. Loro filano, riunite in cooperativa, lo storico drap, il tessuto in lana purissima (arriva dal vello della pecora autoctona di Rosset) che rese famosi i tisserands, i filatori di questa valle che si celebrano ancora, ogni fine agosto, con il festival Mo’delaine.
Sotto il portico del centro di Village de l’Eglise è bello sostare al fresco del pomeriggio o passare alla mattina prima di andare verso l’alta quota, che si raggiunge curiosamente in discesa, oltre l’avamposto di Bonne, un villaggio che si “sveglia” soltanto quando se ne va la neve, in tarda primavera.
SCOPRI ANCHE: Tra Valle d’Aosta e Piemonte: 15 borghi sulla Dora Baltea da scoprire con una gita
Il Castello di Introd, dal quale si parte per andare alla scoperta della Valgrisenche, sorge su un promontorio tra le gole del Savara e della Dora di Rhêmes; risale al XII secolo © iStock
Da qui, scavallando i fianchi della diga Beauregard, c’è tutto un altro mondo che d’estate prende vita. Lo chalet de l’Epée, quota 2.370 metri, è un bellissimo alpeggio dove una stalla è rinata a mille leccornie ed è la meta più ambita: adatta a grandi e piccini, si raggiunge, in meno di due ore e 600 metri di dislivello positivo – anche in mountain bike – dopo aver costeggiato il lago artificiale della diga fino a Usellierès.
Da qui il vallone del Bouc è una scenografia trapuntata di ontani e larici che salendo, a mano a mano, lasciano spazio a rododendri, mirtilli e cielo. I più arditi, dopo una lauta merenda al rifugio, possono puntare a raggiungere la valle gemella di Rhêmes-Notre-Dame, attraverso il Col Fênetre, soltanto a piedi: l’itinerario, di circa quattro ore, è adatto, però, a chi già mastichi autonomia e abitudine all’alta quota, perché si arriva a 2.840 metri.
In alternativa, si riguadagna il fondo valle e, superato di nuovo il castello di Introd, si risale all’altra valle per nuove avventure, puntando Rhêmes-Notre-Dame, la “nostra signora” della Vallée, schiva, defilata e bellissima.
LEGGI ANCHE: Gran Canaria, paradiso per i ciclisti: tre percorsi da non perdere
Passeggiate tra verde e corso d’acqua nell’alta valle di Rhêmes, dove ci sono diversi sentieri per escursionisti © IPA Agency
Cervino in miniatura
Questo vallone è uno dei segreti meglio custoditi della Valle d’Aosta, con l’unica via d’accesso asfaltata soltanto a fine anni Sessanta. Qui l’accoglienza non è solo un modo di dire. Non ci si arriva per caso, ma ce ne si innamora per destino. La Granta Parey appare subito: profilo puntuto da grandi parchi americani, con quel toponimo che non lascia spazio ai dubbi. Con la mole che arriva a solleticare quota 3.387, questa cima è proprio una “grande parete”: più ci si avvicina, più somiglia a un Cervino in miniatura.
Qui, però, a differenza della Gran Becca (il Cervino), che svetta, quasi dirimpettaia, sull’altro versante della vallée, anche d’inverno a sciare si viene più con le pelli di foca che con impianti avveniristici. La vita di Rhêmes racconta di qualche mulino, tanti forni comuni dove il pane di segale nera, appena ingentilito da castagne, si cuoceva una volta l’anno e finiva a essiccare sui ripiani della ratelée, con i bambini che ne pregustavano ogni giorno un assaggio. Poi, un giorno, quassù è arrivato il turismo. Poco e buono.
LEGGI ANCHE: Palestre a cielo aperto: ecco dove fare sport in natura in Italia
Escursionisti lungo uno dei sentieri da trekking della Valgrisenche © Getty Images
In auto non si va oltre la frazione di Thumel per poi concedersi, in due ore di escursione incorniciata da cascate impetuose, la salita al rifugio Benevolo. Sono circa 400 metri di dislivello all’insù con due possibilità di compierli collegando i due sentieri ad anello. Così si può scegliere, per salire, la via “bassa” che, attraverso i prati e il gorgoglio di un ruscello s’impenna, poi, verso il rifugio e rientrare, invece, da una carrozzabile che, restando in quota, regala una passeggiata più semplice e costante, adatta anche alle mountain bike.
In valle è facile vivere l’emozione di un incontro con le marmotte © iStock
Chi ha meno fiato lo allena, risalendo per circa un’ora (sempre 400 metri di dislivello) fino ai 2.142 metri del rifugio delle Marmotte. Anche in questo caso ci sono due possibilità: superato il ponticello che, dal centro del paese, scavalca la Dora di Rhêmes, o si procede lungo la via sterrata o si segue il sentiero n° 10 dell’Alta Via 2 della Valle d’Aosta, che passa anche dal tuffo di una pittoresca cascata. In entrambi i casi sono garantiti e ravvicinati gli incontri con le vispe marmotte, le padrone di casa che danno il nome al rifugio.
Il Rifugio delle Marmotte, a 2.142 metri d’altezza, immerso nel verde, con le cime innevate sullo sfondo.
La sera? Rientrati in paese, anzi, nel “capoluogo”, non si fa tardi nei pochi bar, perché al mattino è bello partire prima. Unica eccezione per le ore (un po’ più) piccole, la terza domenica di luglio con la fiera Rencontre des artisans e, a fine agosto, con la festa della birra “a caduta”, quando si beve solo in boccali di vetro, per meglio assaporare la spillatura e portarsi a casa ricordi più veri.
Come arrivare
In auto: da Milano A4, A26 e A5 fino ad Aymavilles, poi Sr 23 della Valsavarenche e quindi Sr 24 strada di Rhêmes, oppure Ss fino ad Arvier e poi Ss 25 fino a Valgrisenche.
LEGGI ANCHE: Pedalate d’estate 2025: piccola guida per grandi appassionati delle due ruote

