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    Home»Breaking News»Oleg Orlov: "La pace in Ucraina? Solo facendo più pressione su Putin"
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    Oleg Orlov: "La pace in Ucraina? Solo facendo più pressione su Putin"

    admin5698By admin56985 Settembre 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    Oleg Orlov: "La pace in Ucraina? Solo facendo più pressione su Putin"
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    AGI – La Russia, l’Ucraina, la pace, la triade Putin-Xi-Kim, Trump. E il carcere. Parla a tutto campo Oleg Orlov, tra i fondatori e tra i volti più importanti di Memorial, l’associazione russa impegnata da quasi quarant’anni nel campo della memoria e dei diritti umani che nel 2022 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

    La necessità di pressioni concrete su Putin per la pace

    “La pace in Ucraina si può ristabilire solo esercitando pressioni concrete su Putin. Nient’altro potrà funzionare”, dice convinto l’attivista russo. A Palermo per prendere parte a un incontro della prima Summer school di Memorial Italia, ha raccontato di avere “trascorso del periodo in carcere in Russia per avere scritto un articolo nel quale descrivevo un potere fascista che vive anche di guerre che sono un aspetto fondamentale di quel regime”. La vittoria della Russia sarebbe – Orlov ne è certo – “un disastro non solo per l’Ucraina, ma anche per la Russia, e per l’Europa che dovrebbe convivere con un governo di tale natura”. Per cui, “sì, la pace è necessaria: per l’Ucraina e per la Russia reale, non quella di Putin. Per questo è importante esercitare un’autentica pressione“.

    Il ruolo dell’Europa e l’incontro Putin-Kim-Xi

    Sul ruolo dell’Europa, l’attivista ha un giudizio chiaro: “Non mi sembra che sia stata debole riguardo alla risposta al conflitto, ma il pressing esercitato non è sufficiente. Mi sembra che la posizione assunta dall’Unione europea sia assolutamente giusta; nell’incontro con Trump in Alaska si è espressa con chiarezza, ma questa posizione occorre sostenerla concretamente con l’azione e, insisto, con una adeguata pressione“. L’incontro tra Putin, Kim e Xi non ha cristallizzato un fronte che potrebbe rendere tutto più difficile sul versante dei conflitti e degli equilibri nel mondo? A suo parere “se ne dà un peso eccessivo. Certamente dal punto di vista della rappresentazione e dell’impatto mediatico è stato molto impressionante e molto forte, ma è solo un’azione di propaganda. Da questo punto di vista, ma solo da questo, gli organizzatori hanno ottenuto quello che volevano e gli è andata molto bene”. E su Trump: “A Putin è necessario come oggetto di manipolazione: finora lo ha manipolato come voleva”.

     

     

    Gli obiettivi falliti di Putin in Ucraina

    Tornando all’Ucraina, per Oleg Orlov “è evidente” che Putin “non ha raggiunto i suoi obiettivi“. Non ha raggiunto quello iniziale che “era prendere tutta l’Ucraina, non come Paese occupato, ma satellite”. E non è stato raggiunto neppure l’obiettivo di “esercitare una pressione totale su tutto lo spazio post-sovietico e conseguenzialmente una forte influenza su tutta quanta l’Europa, facendo leva, ad esempio, su gas e petrolio“. La vera domanda quindi oggi è: “Arriverà un momento in cui Putin dovrà far vedere e credere di avere raggiunto i suoi obiettivi e fermarsi? Io penso di sì e credo che sia abbastanza pronto, ma non siamo arrivati al punto in cui può vendere qualsiasi accordo come una vittoria. Si arriverà però a questo momento e quando avverrà si fermerà. Il punto preciso in cui si fermerà dipenderà dalla pressione esercitata dall’esterno, se sarà forte si fermerà prima, se non lo sarà tenterà di ottenere il più possibile prima di farlo”.

    Il terrore e la mancanza di un fronte unito in Russia

    Orlov da più di un anno non è in Russia, ma assicura che ogni giorno parla con tante persone, amici e colleghi che vivono in Russia e la tecnologia in questo aiuta. Ebbene, “il terrore non solo esiste in questo contesto di dittatura, ma è ovunque, in qualunque ambito. La gente ha paura e si autocensura continuamente, non solo sui social, ma anche nelle conversazioni, per strada, nei bar… si sa che c’è un controllo. E non parlo solo di attivisti, ma anche di gente comune. Ci sono, però, molte persone che combattono, quotidianamente, anche se sanno che possono essere arrestati. Ma la battaglia continua. I prigionieri politici ricevono spesso sostegno, cibo, soldi dalla gente comune, non sono isolati. Così anche i prigionieri di guerra ucraini che hanno ringraziato i cittadini russi perché, hanno detto, senza di loro non ce l’avrebbero fatta”. Se c’è terrore, di certo “non si può parlare di fronte unito. Molti sono scontenti della guerra, delle sanzioni, ma devono stare in silenzio, esprimere un dissenso è pericoloso”.

    Speranze di cambiamento politico e il ruolo delle sanzioni

    È possibile pensare a una soluzione politica che modifichi sostanzialmente la situazione in Russia? All’inizio della guerra, risponde “c’era la speranza che una sconfitta catastrofica avrebbe portato alla fine del regime, ma questa previsione era sbagliata e non si vede nulla che faccia pensare che questa guerra finisca secondo quello scenario. C’era anche la speranza in Europa che le sanzioni avrebbero cambiato tutto, che la distruzione dell’economia avrebbe portato a una rivolta della gente, ma occorre tempo perché le sanzioni possano produrre effetti tali da portare a una ribellione vasta. È vero, i centri commerciali si sono ridotti drasticamente perché l’inflazione è alle stelle e i prezzi sono troppo alti, le principali tre case automobilistiche sono in crisi, ma tutto ciò non basta al momento, la gente preferisce adattarsi e la ribellione resta una prospettiva ancora troppo lontana”. L’unica speranza sta nell’uscita di scena di Putin e quando accadrà le varie fronde proveranno a eliminarsi a vicenda per dimostrare di essere i soli in grado di riformare il sistema”.

    La situazione carceraria e i prigionieri politici

    Infine il carcere: “La mia esperienza è stata relativamente semplice; pesante, difficile, umiliante, certo, e poi non bisogna ammalarsi perché chi si ammala muore e sarei morto anch’io se mi fossi ammalato. Ma Io sono stato liberato, mentre in questo momento ci sono migliaia di prigionieri politici e molti rischiano di morire, muoiono, e dobbiamo liberarli. È passato un anno dallo scambio attuato per la mia liberazione, speravamo fosse un modello e che ci fossero altre liberazioni e invece non è accaduto nulla. Sappiamo per certo che ci sono in Europa, anche in Italia hacker, agenti russi” che, conclude il noto attivista, potrebbero essere utilizzati per scambi e in Russia “ci sono molti cittadini europei in carcere con accuse false: nel mio scambio, la Russia ha avuto agenti segreti, hacker, assassini che servivano al regime di Putin e hanno liberato alcuni europei. Oggi il risultato è zero e i prigionieri politici continuano a morire”.

     

     

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