«La danza è come il viaggio», su questo Roberto Bolle, unico ballerino ad aver ricoperto il ruolo di étoile del Teatro alla Scala di Milano e di Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York allo stesso tempo, non ha dubbi: «Si tratta di una continua sfida con sé stessi». Ma anche di un costante spostamento geografico: basta seguire le tappe dei suoi spettacoli, che attraversano oceani e continenti, per comprendere che la sua missione è diffondere grazia e bellezza attraverso la sua danza, che sia in un teatro leggendario o in ospedale, in televisione o in una piazza. Per questo l’appuntamento con l’ottava edizione di OnDance, dal 3 al 7 settembre a Milano, per lui è linfa vitale: l’incontro con il pubblico, la possibilità di trasmettere ai più giovani tutta la passione, ma anche la dedizione e la disciplina che la danza insegna, è un momento irripetibile. Ed è soltanto uno dei suoi innumerevoli progetti artistici divulgativi divenuti realtà, come Roberto Bolle and Friends (il Galà di stelle al suo 25° anniversario) o Caravaggio (coreografato da Mauro Bigonzetti nel 2008 ma promosso e portato in Italia per la prima volta nel 2025 dalla nostra étoile). Nominato in Francia, da pochi giorni, Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres, Roberto Bolle ha sicuramente il merito di aver fatto crescere il pubblico del balletto tra i fan più giovani, dalla Generazione Z in poi (+ 13,2% in Italia, secondo i dati Siae). L’hanno chiamato “effetto Bolle”: di fatto con lui la danza è uscita per le strade e ha conquistato il mondo.
La danza è un linguaggio universale. Ricordi la prima volta in cui l’hai sperimentato sulla tua pelle?
«Tutte le volte in cui mi sono trovato in un paese straniero di cui non padroneggiavo la lingua. Mi sono detto: “Meno male che ballo e riesco a comunicare, non solo con la ballerina ma anche con l’insegnante”. Anche perché mi sono trovato spesso in situazioni in cui ricevevo indicazioni in tedesco, in russo o in giapponese, ma riuscivo a capirle solo attraverso il linguaggio del corpo. La danza è straordinaria perché va veramente al di là delle lingue, rompe tantissime barriere. Fin da giovanissimo mi sono reso conto di questo enorme potenziale».
È vero che per il tuo compleanno ti regali sempre un viaggio? Come scegli la meta?
«Sì, è vero. Mi capita spesso di partire da solo perché il mio compleanno è il 26 marzo e non tutti possono muoversi in quel periodo. Viaggiare da solo è diverso, è un modo per ritrovare me stesso e scoprire altre realtà. Cerco luoghi in cui vivere esperienze nuove, di solito all’estero. Sono stato a San Francisco, Marrakech, a Parigi e Madrid. Quasi sempre scelgo le città, mi piace andare in giro per il mondo».
Non ti prendi mai una vacanza anche dall’esercizio fisico?
«Ho alcuni esercizi per gli addominali, il tono del corpo e lo stretching, che faccio quotidianamente e posso praticare ovunque. Poi dipende da quali sono gli impegni che mi aspettano al ritorno dal viaggio: è il calendario che detta quello che devo fare. Ci sono stati momenti in cui anche in vacanza ho cercato uno studio di ballo al quale appoggiarmi per poter fare una mia lezione completa, magari chiedendo supporto alle compagnie di danza del posto, altri in cui mi sono riposato di più e mi è bastato nuotare o camminare».
Roberto Bolle e Melissa Hamilton in Caravaggio (Foto di Andrej Uspenski)
«La danza è un percorso da fare passo dopo passo, senza scorciatoie», è una tua frase. Significa che la danza è un po’ come il viaggio?
«Decisamente sì. La danza è proprio un viaggio alla scoperta. Non solo del tuo corpo ma proprio di te stesso, perché ti porta a confrontarti giorno dopo giorno con il corpo che cambia, ti insegna a conoscerlo, ad ascoltarlo, a gestirlo sempre in maniera diversa. Mi ha dato conforto in molti momenti, in altri mi ha spronato a tirare fuori delle parti del mio carattere che non sapevo nemmeno di avere. Quindi per me è come un viaggio di conoscenza e di consapevolezza incredibile. Non so chi sarei o cosa farei senza la danza. È stata veramente una grande maestra di vita che mi ha portato fino a dove sono adesso. Ed è un viaggio che continua…».
Il tuo luogo del cuore è la chiesa di San Michele in Insula, a Trino Vercellese, dove sei cresciuto. Ci racconti come mai?
«È un luogo legato ai ricordi dell’infanzia, era vicino alla scuola elementare e alla scuola media, non lontano dal centro cittadino, ma circondato dal verde e dagli alberi. Qui, ancora oggi, trovo un dialogo molto forte tra la natura e l’architettura della chiesa, intriso di spiritualità, pace, silenzio… Per me rappresenta tutta l’affettività della famiglia, di quel nido che ho lasciato a 12 anni per venire a Milano, alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala. Ogni tanto cerco di tornarci, soprattutto nei momenti della vita più difficili, di passaggio. È un luogo in cui c’è una parte di me».
E com’è per te Milano, la città che ti ha cresciuto artisticamente e dove si tiene OnDance in questi giorni?
«Milano è cambiata molto, trovo che per tanti aspetti sia cambiata in meglio. È una città che a me piace, la sento come mia, provo anche un sentimento forte di gratitudine e di riconoscenza per quello che mi ha dato, per le opportunità. Sono consapevole che se non fossi venuto alla Scuola della Scala non avrei avuto gli strumenti per eccellere nella danza; quindi, per me è stato un trampolino importante e può esserlo ancora per tanti giovani in ambiti diversi. Milano è la città italiana che ha lo sguardo più internazionale, che può dialogare e competere anche con altre realtà, dal design all’architettura, alla moda, alla cultura… ha una forte attrattiva. Deve solo stare attenta a controllare questa crescita senza escludere fasce di popolazione, come abbiamo visto in quest’ultimo periodo, ma devo riconoscere che da quando sono arrivato io, e sono passati quasi 40 anni, la città è molto, molto migliorata».
Il celebre Ballo in bianco di OnDance che, quest’anno, si terrà il 7 settembre alle 9,40 all’Arco della Pace, a Milano. Info: ondance.it (Foto di Vito Lorusso)
Esiste un’energia dei luoghi che può influenzare la danza?
«Sì, assolutamente. La nostra energia sul palcoscenico è profondamente influenzata da quello che abbiamo intorno, se siamo in un teatro al chiuso o all’aperto. Il Teatro Antico a Taormina, l’Arena di Verona, Caracalla, sono tutti luoghi in cui siamo circondati da una tale bellezza che diventa naturale anche per noi farli risuonare di una vibrazione artistica molto forte. Condizionano sia chi danza sia chi assiste e vede la danza unita alla maestosità, alla magnificenza del luogo. È sicuramente un valore aggiunto che negli anni ho ricercato tantissimo: dalla Valle dei Templi di Agrigento al Teatro greco di Siracusa o al Colosseo, sono tanti i palcoscenici d’Italia dove mi piace portare la danza proprio perché c’è un’energia diversa».
C’è un posto in particolare che ti coinvolge ed emoziona?
«Sicuramente Taormina. Ha un‘energia fortissima perché oltre al Teatro Antico, alla sua storia, all’architettura, c’è una natura potente: hai l’Etna sullo sfondo, e l’acqua del mare del suo golfo dall’altra parte. Ci sono tutti gli elementi. Anche quando ho ballato ad Agrigento, al Tempio della Concordia, entrando in scena dalle colonne, mi sono sentito in una dimensione spazio-temporale incredibile. Sono momenti irripetibili».
Durante OnDance, presenti in esclusiva il tuo nuovo libro Roberto Bolle (Rizzoli). Ci daresti un’anticipazione?
«Per me è un libro che arriva in un momento particolare, quello dei 50 anni, in cui si fanno anche dei bilanci. Desideravo ripercorrere e dare importanza a tutti quei momenti che hanno punteggiato il mio percorso artistico e raccoglierli in una pubblicazione, così è nato questo libro. Ci sono fotografi straordinari come David Bailey, Annie Leibovitz, Bruce Weber, Mario Testino, Gian Paolo Barbieri… Nel testo ci sono le mie introduzioni per ogni capitolo (Il corpo, In scena, In the spotlight) e le frasi di amici e persone che ammiro e ho avuto l’occasione di incontrare in questi anni, da Jessica Chastain a Michael Stipe, da Bob Wilson a Roberto Benigni o Andrea Bocelli. Sono molto contento del risultato».
La copertina di Roberto Bolle (Rizzoli), il nuovo libro che viene presentato il 3 settembre alle 18 all’Arco della Pace di Milano, in occasione dell’ottava edizione di OnDance.
Anche la Fondazione Roberto Bolle è un nuovo inizio…
«Questo della Fondazione per me è un punto importante da sviluppare nel prossimo capitolo della mia vita. È nata un anno fa, guardando al futuro. Sicuramente nel mio futuro c’è la danza, ci sono tanti viaggi perché amo viaggiare, ma non esiste solo il palcoscenico. Vorrei trasmettere sempre di più i valori della danza, la sua etica, la parte formativa, educativa… e la Fondazione può contribuire a fare tutto questo per le nuove generazioni. È un capitolo che si è appena aperto».
Il viaggio è anche incontro. Qual è stato il più sorprendente della tua vita?
«Quello con la cultura giapponese. In Giappone ho sempre ammirato il rispetto che hanno, non solo verso le persone, ma verso tutto. Per loro il bene pubblico vale più di quello privato, non distruggerebbero o imbratterebbero mai un monumento, non hanno nemmeno i cestini nelle strade perché la spazzatura si porta a casa. È un mondo agli antipodi del nostro. Una fonte d’ispirazione».
Roberto Bolle in una foto di Andreas Larsson. La foto in apertura è di Vito Lorusso.
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