Una città di adozione, Milano, con cui Giorgio Armani ha sempre tenuto vivo il dialogo. A cominciare dal buon esempio dato in pandemia, con il murales nel cuore di Brera che ritraeva un’infermiera bardata con l’Italia tra le braccia. «Per ripartire in sicurezza abbiamo ancora bisogno di lei»: un messaggio di speranza, ma anche di conforto alla città.
2. «Gli aggettivi con i quali mi identifico, come persona e stilista, sono: preciso, pignolo, rigoroso, intransigente, leale, costante, determinato, appassionato. La mia moda nasce da un lavoro di sottrazione, dal rispetto per chi indossa l’abito, dall’idea di creare uno stile capace di resistere, pur evolvendosi nel tempo»
Il 1975 fu l’anno della svolta: nasce il marchio Giorgio Armani. Cruciali erano stati però anche gli anni Sessanta, durante i quali lo stilista piacentino maturò esperienza accanto a Nino Cerruti, per il quale disegnò la linea moda uomo del marchio Hitman fino al 1970.
Giorgio Armani.
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3. «Il mio percorso di stile parte da poche linee vergate sulla carta e si conclude in un’immagine fatta di pochi elementi combinati in maniera sottile. Perché, ne sono convinto, la semplicità è forza. Semplice non è mai il punto di partenza, ma sempre il punto d’arrivo»
Alla fondazione del suo marchio, Giorgio Armani mette da subito in chiaro attraverso il suo lavoro che è in atto una rivoluzione: sottrae la giacca maschile dal guardaroba dell’uomo e la reinterpreta in chiave destrutturata per le donne in carriera, offrendo loro un capo pratico e al tempo stesso elegante. Analogamente agli abiti maschili, allora ancora troppo rigidi, conferisce una silhouette più fluida attraverso stoffe morbide.

