Trieste, la città di confine affacciata sull’Adriatico, sta vivendo una trasformazione profonda. Da porto tranquillo e spesso trascurato dai grandi flussi turistici, è diventata in pochi anni una delle mete più frequentate dai crocieristi diretti a Venezia. Il motivo? Le restrizioni imposte dal capoluogo veneto alle grandi navi da crociera, che dal 2021 non possono più attraccare direttamente in laguna.
Nave da crociera MSC ormeggiata sulle Rive a Trieste
Il New York Times, in un articolo pubblicato ieri e ripreso anche dal Piccolo di Trieste, ha acceso i riflettori su questo fenomeno, sollevando interrogativi sul futuro della città. “Con queste ondate di visitatori che non accennano a diminuire, i triestini si chiedono se anche loro saranno presto sommersi”, scrive Shannon Sims.
Una panoramica scattata all’alba del Porto Vecchio di Trieste
Numeri in crescita e piazze affollate
Le navi da crociera attraccano accanto a Piazza Unità d’Italia, scaricando migliaia di passeggeri nel cuore della città. Nel 2019 i crocieristi erano 177.000, nel 2022 sono saliti a 425.000, e nel 2024 hanno superato il mezzo milione. Anche se nel 2025 il numero di navi è in calo, quelle che arrivano trasportano più persone. Le compagnie pubblicizzano lo scalo come “Venezia (Trieste)”, e i turisti spesso si fermano solo poche ore prima di ripartire in autobus verso la Serenissima.
Tra entusiasmo e timori
Le reazioni dei triestini sono contrastanti. Alcuni vedono nel turismo una risorsa economica importante. Riccardo Faggiotto, titolare del celebre Caffè degli Specchi, ha dichiarato: «Stiamo ricevendo esponenzialmente più clienti ogni anno, quindi siamo felici». Anche il sindaco Roberto Dipiazza ha accolto positivamente il fenomeno: «Anche se i crocieristi prendono solo un caffè, questo si chiama business, e noi lo accogliamo con favore. Un caffè conta».
La Costa Deliziosa della Carnival a Trieste
(ansa)
Ma non tutti sono entusiasti. Michel Pussini, che lavora in una gastronomia del centro, nota come la città sia cambiata: «È ottimo per gli affari, ma chi ha visto Trieste negli ultimi cinque anni sa che non c’è più spazio per i turisti». E le preoccupazioni aumentano tra chi teme una trasformazione irreversibile del tessuto urbano.
Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia e fondatrice del movimento civico Adesso Trieste, ha espresso timori concreti: «L’aumento dei costi delle case, le imprese che vengono espulse a favore di negozi orientati al turismo, lo spostamento dei residenti dal centro storico e l’inquinamento delle navi da crociera sono alcuni dei problemi che un picco del turismo potrebbe portare». Secondo Massolino, la tassa di soggiorno attuale (circa 2 euro a notte) è insufficiente, e i turisti giornalieri non la pagano affatto.
Una città in bilico
Trieste si trova oggi davanti a una sfida cruciale: accogliere il turismo senza snaturare la propria identità. Il rischio è quello di diventare una “Venezia bis”, travolta da un turismo mordi e fuggi che lascia poco alla città e molto ai grandi circuiti commerciali. La bellezza mitteleuropea, la storia multiculturale e il patrimonio architettonico meritano una valorizzazione sostenibile, che metta al centro i residenti e la qualità della vita urbana.

