(di Michele Cassano)
“Emilio è stato un grande giornalista
ed un grande conduttore. Io ho ricordi meravigliosi e sono molto
legato alla prima parte della sua carriera, quella meno nota
oggi”. Il grande pubblico ha in mente Emilio Fede alla guida del
Tg4, il suo rapporto con Silvio Berlusconi, le vicende
giudiziarie, ma Bruno Vespa preferisce ricordare il giornalista
che, arrivato in Rai poco più che ventenne, divenne ben presto
uno dei volti più noti della tv.
“Era molto più grande di me – dice Vespa all’ANSA -, faceva
parte della primissima generazione dei giornalisti Rai, insieme
a Sergio Zavoli. Una generazione da cui tutti noi abbiamo
imparato qualcosa”. Fede fu inviato speciale in Africa per otto
anni, documentò il periodo della decolonizzazione e dell’inizio
delle guerre civili. “Le sue trasferte africane diventarono in
qualche modo mitiche, se ne parlava in redazione”, fa sapere il
conduttore di Porta a Porta.
Vespa lavorò fianco a fianco con il collega nella redazione
di Tv7. “Siamo stati per parecchi anni dirimpettai di scrivania
ed ho ricordi fantastici della parte meno nota della sua
carriera – racconta -. Non sapeva solo stare in video. Realizzò
grandi inchieste, a partire da quella sull’uso di un farmaco per
gonfiare la carne, la famosa bistecca agli estrogeni”.
Fede approdò poi alla conduzione del Tg1 e nel 1981 ne
diventò direttore pro tempore, fino al 1983. “Lui arrivava
sempre un po’ tardi, non era tanto puntale – aggiunge Vespa -.
Ricordo che si truccava, si preparava e andava in video con la
padronanza assoluta che aveva e che gli ha portato una grande
popolarità”.
Vespa ricorda anche il lato umano di Fede, che è sempre stato
un grande viveur. “Aveva una grandissima gioia di vivere –
sottolinea -. Ricordo che nelle settimane libere andava in giro
per l’Italia perché era un grande appassionato giocatore di
poker. Allora, lì in redazione, lui e due suoi amici si
riunivano in riunione per decidere dove andare a giocare la
volta successiva”.
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