Avrebbe un nome, un cognome, una data di nascita e un luogo l’amministratore del forum sessista “Phica”. Si chiama Vittorio Vitiello, ha 45 anni, è nato a Pompei, ma risiede a Firenze.
L’uomo è già stato ascoltato dopo la denuncia presentata dalla sindaca del capoluogo toscano Sara Funaro. Foto della prima cittadina, assieme a quelle di altre esponenti politiche, erano finite sul sito Phica.eu con commenti sessisti e volgari. Vitiello era già noto alla postale, che aveva iniziato a indagare su di lui nel 2019, quando lo stesso sito era già stato segnalato per la diffusione di foto di personaggi pubblici. Allora si era mostrato collaborativo fornendo gli indirizzi Ip del sito. I server sarebbero all’estero, forse russi e cinesi. A Roma invece, stamattina, 2 settembre, la polizia postale avrebbe incontrato il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, ma non sono stati ancora aperti fascicoli.
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Chi è l’amministratore del sito
Vitiello è amministratore unico in Italia della società Lupotto Srl registrata a Firenze che si occupa, tra le altre cose, «di campagne pubblicitarie» e «organizzazione di eventi con l’ausilio di social network e l’ultizzo anche di attraverso influencer». Secondo un’analisi della società dell’esperto di cyberintelligence, Alex Orlowsky, che ha cercato di tracciare il profilo dell’amministratore del sito, ci sarebbe un uomo di nome Vittorio, nato nella stessa data di Vitiello, dietro le richieste economiche fatte dall’admin di Phica sotto gli pseudonimi “Bossmiao”, “Phicamaster” alle vittime che hanno scoperto le loro foto sui forum e la pioggia di commenti sessisti.
Sulla home page del sito, dove i contenuti sono stati rimossi a partire dallo scorso 28 agosto e restano solo pop up pornografici accessibili a chiunque a prescindere dall’età, ora campeggia una scritta: “Tutte le discussioni sono rimosse e a disposizione delle autorità competenti in caso di denuncia, con log e informazioni”. Seguono due mail, indirizzate sempre all’amministratore e al suo staff, per comunicazioni alla postale e per rimuovere gli account.
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La difesa dell’admin: “Il sito è legale, servizi a pagamento come la pizza a domicilio”
Non solo: il gestore del sito ha deciso di pubblicare oggi, 2 settembre, un lunghissimo post con cui respinge le accuse di estorsione, una delle ipotesi su cui indaga la postale, allegando foto di una chat con presunti clienti a cui forniva il servizio di cancellazione di materiale da phica.eu e non solo, per dimostrare come la richiesta di un compenso fosse legittima, frutto di una collaborazione consensuale e a largo raggio.
Sono diverse le testimonianze, tra cui quelle raccolte da Repubblica, che raccontano come la rimozione delle proprie immagini, avvenisse dietro il pagamento di alcune centinaia di euro.
L’admin ricostruisce una vicenda che prende le mosse nel dicembre del 2023 quando un utente gli chiede la rimozione di un messaggio di una persona iscritta a Onlyfans.
Dopo una prima cancellazione, «come sempre gratuitamente», l’utente chiede di rimuovere anche una discussione in cui si parla della donna. Ma l’admin si preoccupa della censura e risponde: “Una discussione senza immagini o video non c’è violazione di copyright, la rimozione sarebbe censura”.
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A quel punto l’admin propone non più la segnalazione e la cancellazione link per link dei post in cui appare la signora, ma un «servizio ovviamente a pagamento»: la ricerca e la rimozione da parte di una persona del suo staff di tutti i messaggi in cui la protagonista è la ragazza di Onlyfans. Il paragone è questo: «Se ordini una pizza e vai a prenderla di persona, non paghi alcun supplemento; la pizzeria però può proporti la consegna a domicilio con un costo aggiuntivo».
Da lì partono le offerte economiche: «700 euro» per 30 giorni di protezione. Poi «gli sconti»: di 300 euro. La ragazza accetta. Si chiede se un «pagamento crypto», una copia del documento di identità e un modulo per sottoscrivere la richiesta di rimozione. Ci si accorda alla fine per un pagamento su Paypal con la prova della rimozione del 100% dei link esterni a piattaforme di streaming come solopornoitaliani, yufap, itpornit dedicati alla ragazza.
Lei chiede se per il ban totale deve mandare altri 250 euro. Lui risponde proponendole dei pacchetti da 250 a 1000 euro che prevedono «la blacklist, il blocco dei thread con l’operatore che controlla oltre che sui vari siti internet anche Phica se aprono contenuti a suo nome, oltre ad aggiornarla con screen delle rimozioni sui vari siti».
Da lì parte una polemica accesa tra i due, decine di screenshot di discussione sul lavoro svolto più o meno bene dall’amministratore di “Phica”, pieno di spiegazioni tecniche sulle possibilità informatiche reali e così via. L’admin rivendica «la collaborazione con la postale dal 2005», lei risponde con minacce di denunce singole e collettive. Poi la chiosa del gestore: «Il lavoro è una cosa, la morale un’altra. Il sito è legale, non è morale».

