«Tutte quelle persone in marcia sabato notte erano partecipi di un’azione positiva, di chi vuole andare oltre il limite di un confronto di idee che, specie sui social, insegue solo la polemica».
Ariel Dello Strologo, già presidente della Comunità ebraica genovese, candidato a sindaco per la coalizione di centro sinistra nel 2022 e poi consigliere comunale, racconta a Repubblica come quel serpentone sulla Sopraelevata sia qualcosa di più di un simbolo.
Un punto di svolta nel dibattito pubblico sulla tragedia palestinese?
«Sì, i 40 o 50 mila in marcia l’altra sera e l’incredibile risultato della raccolta di viveri sono la dimostrazione non solo di un movimento popolare di solidarietà, ma di un movimento che si fa carico di tentare di fornire un contributo attivo rispetto ad una situazione drammatica. Ho un rapporto consolidato con Music for Peace, so come lavorano, con Stefano Rebora andiamo spesso insieme nelle scuole e ho partecipato personalmente alla raccolta dei viveri».
Pensa che la Flotilla sbarcherà?
«Spero davvero che Israele, l’Egitto e Hamas facciano in modo che questi viveri arrivino alla popolazione. Servirà per lanciare anche un messaggio ai governi, a far capire che è prima di tutto una crisi umanitaria, e poi naturalmente anche bellica e politica. È questo che credo abbia convinto tante persone a partecipare. Tra i 40mila ci saranno state diverse posizioni, alcune in linea con le mie, altre più distanti, ma tutti con la volontà di fare qualcosa di concreto».
C’era anche la sindaca Salis. La sua maggioranza ha approvato la mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, scelta che anche altrove è stata criticata dalle Comunità ebraiche.
«Sono molto contento che l’attuale sindaca e la sua giunta abbiano deciso di marcare la differenza dalla precedente amministrazione, dalla presenza a Sant’Anna di Stazzema all’altra sera al Porto antico. La mozione sullo Stato di Palestina ha generato reazioni critiche nelle Comunità ebraiche, quella di Genova ha in realtà espresso una preoccupazione rispetto al dilagare dell’antisemitismo e di legittimazioni ad Hamas. Io non condivido questa lettura e, pur consapevole del rischio che tale scelta possa essere sfruttata da Hamas, penso che il riconoscimento della Palestina può consolidare la soluzione dei due Stati».
Ariel Dello Strologo
Figure come David Grossman e Liliana Segre si sono espresse chiaramente, aldilà delle scelte lessicali, sulla tragedia di Gaza e sulle responsabilità del governo Netanyahu, eppure, specie da sinistra, piovono critiche per l’assenza di prese di posizioni più radicali. Come se lo spiega?
«Chiunque abbia la possibilità di leggere i social, dai quali mi sto allontanando per evitare di esser intossicato dal veleno che vi si diffonde, noterà come qualunque presa o non presa di posizione siano oggetto di critiche violente da parte di tutti, da una parte e dall’altra. O perché non ci schiera abbastanza o perché ci si schiera troppo. Questo dovrebbe farci pensare che, aldilà di una situazione drammatica che in particolar modo riguarda i palestinesi, c’è chi sta giocando una partita separata come fosse un’opportunità: criticare l’occidente, diffondere l’antisemitismo o l’islamofobia su un altro fronte. È come se la situazione drammatica del popolo palestinese fosse un detonatore che fa scatenare questioni latenti e oggi manifeste che sono dentro la nostra società di tipo politico e ideologico. C’è una grande differenza tra la fiaccolata e lo sterile scontro sui social con liste di proscrizione che da una parte e dall’altra portano a costruirsi dei nemici in cerca di non so quale certificato di purezza».
Quindi che fare?
«Riuscire ad essere più costruttori di pace come è stato detto l’altra sera. E vorrei chiedere alla sinistra di essere il più possibile vicino anche a chi fa uno sforzo di pace da dentro Israele, a chi sta davvero lottando per cambiare, attivisti, gruppi israelo palestinesi. Per evitare di schiacciare contro il muro di Netanyahu chi combatte per la pace e, al contempo, dalla parte ebraica, evitare di schiacciare sul muro degli odiatori chi con sincerità fa delle osservazioni che non appartengono all’antisemitismo».

