“I temi di cui ci occupiamo sono tutti legati alla crisi nella quale viviamo, fatta di guerre che non finiscono mai e del culto della forza che sta diventando il segno delle relazioni diplomatiche. Basta pensare a Trump, un alleato che si trasforma in avversario e usa la forza con i dazi e le sanzioni per regolare i rapporti internazionali”. Riccardo Iacona torna alla guida di Presadiretta da domenica 31 agosto alle 20.30 su Rai 3 e dedica il primo degli otto appuntamenti a ‘Trump l’uomo di Dio’. “Un viaggio negli Stati Uniti per capire chi sono e cosa chiedono le decine di milioni di evangelici americani che hanno votato in massa per Trump e in che modo influenzano il suo programma politico”, spiega all’ANSA Iacona, che darà come sempre ampio spazio ai temi di politica estera, compresa ovviamente la tragedia di Gaza. “Sono stato in Israele per prendere le voci di tutte le persone contrarie alle politiche di Netanyahu, che criticano la deriva suprematista e combattono i processi di annessione”, racconta il conduttore.
All’inizio di ogni puntata Aspettando Presadiretta, che aggiornerà una delle grandi inchieste del passato, con ospiti in studio in diretta. “Saranno tre ore di programma – spiega Iacona -. La prima parte la utilizziamo per tornare su vicende di cui ci eravamo già occupati. Cominciamo con la lezione del Covid e avremo in studio Walter Ricciardi per parlare del rapporto tra politica e scienza e, in particolare, della questione sorta sui commissari no vax su cui poi il ministro ha fatto marcia indietro. Nella seconda puntata riprenderemo in mano il caso Assange, con il suo discorso in cui spiega che la sua liberazione non è un successo per il giornalismo libero, perché ha dovuto abiurare”. Focus anche, come da tradizione, sui temi ambientali. “L’allarme degli scienziati arriva dall’Artico: a causa del riscaldamento del clima potrebbero liberarsi in atmosfera milioni di tonnellate di metano ghiacciato, intrappolato sotto il permafrost – spiega Iacona -. È un gas serra molto più potente della C02. Siamo anche andati alle Svalbard, dove c’è la missione del Cnr, per capire le conseguenze della riduzione della ricchezza biologica del pianeta. Eppure i negazionisti del clima sono ancora molto forti, anche perché guidati da Trump”.
Spazio poi alla situazione economica del paese, con un approfondimento sul sistema fiscale italiano che attrae sempre più milionari dal resto del mondo. “La piazza di Milano è ormai più importante di Londra e di Dubai – sottolinea il conduttore di Presadiretta -, si crea nuova ricchezza ma aumenta anche la diseguaglianza. Vengono cacciati dalla città tutti quelli che non si possono permettere di viverci e, nel frattempo, con la successione detassata, la ricchezza si tramanda di generazione senza pagare pegno. Si è ricchi per sempre”. “Ci occupiamo poi dei padroni dello spazio, un tema scomparso dall’informazione di approfondimento – fa sapere ancora Iacona -. Vogliamo capire perché si è tornati sulla Luna. Lo ha fatto la Cina, che è diventata il terzo player mondiale nel settore”.
Presadiretta si alternerà come da tradizione con Report. Però alla ripresa, a febbraio 2026, le puntate non saranno più otto ma sette, a causa dei tagli lineari decisi dall’azienda per far quadrare i conti. “Dal prossimo anno ci toglieranno due puntate – afferma Iacona -. Dispiace perché il costo delle puntate è basso e per un programma di nicchia come il nostro togliere due puntate è pesante”. Tra i temi che hanno provocato proteste la scelta dell’azienda di assumere i precari che lavorano nei programmi di approfondimento solo nella testata regionale. “Spiace che chi lavora qui ormai abbia come unica possibilità quella di dover lasciare per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato – sottolinea il giornalista -. Sono programmi che vanno in prima serata e reggono la concorrenza. So cosa significa lavorare nella rete, ogni bottega ha le sue specificità e perdere chi sa fare le cose costringe poi ad formare nuovamente colleghi”. Infine un commento sulla riforma della Rai in discussione in Parlamento. “Ora con il Media Freedom Act ci sono anche i riferimenti internazionali, tutto è scritto nero su bianco e speriamo che la politica italiana tutta abbia il coraggio di fare un salto in avanti con una riforma che garantisca autonomia”.
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