“Aiutaci Maria, ti prego…”. La prima telefonata dal letto d’ospedale l’ha fatta all’avvocata Maria Larossa che segue la famiglia da anni. A lei ha raccontato del figlio di 23 anni che la sera prima l’aveva accoltellata dopo aver colpito il marito e la sorellina di 15 anni. “Aiutaci Maria, aiutaci ad aiutarlo ….”, ha detto alla legale quando è corsa in ospedale a trovarla.
“Lo sai non è un cattivo ragazzo, ha problemi con la testa, e voleva i soldi per comprarsi la droga ….”, ha ripetuto la mamma. Poche parole, qualche domanda per sincerarsi sullo stato di salute del marito e della figlia, e tante lacrime per quanto accaduto nella villa di cui sono i custodi a Castelnuovo Rangone, nel Modenese.
La tragedia, che avrebbe potuto avere esiti ancora più gravi, si è consumata intorno alle 22, quando il 23enne ha chiesto dei soldi ai genitori. Aveva bisogno di denaro per comprarsi l’hashish di cui fa uso assiduo.
I genitori gli hanno semplicemente detto no, ed è da qui che è nata la discussione familiare. Prima le urla, poi il ragazzo ha tirato fuori il coltello e iniziato a colpire il padre, la madre e la sorella. Per fortuna non ha infierito e si è fermato prima di uccidere tutti e tre. Il padre è finito al Maggiore di Bologna, la moglie e la ragazza all’ospedale modenese di Baggiovara, un terzo fratello si è salvato perché era fuori casa.
“E’ una famiglia originaria dello Sri Lanka, perfettamente integrata nel tessuto cittadino”, spiega Larossa. Aggiungendo: “Sono seguiti dai servizi sociali come molte famiglie del territorio e il figlio più grande è in cura dal Centro di salute mentale. Oltre a fare da custodi alla villa perché i proprietari vivono e lavorano fuori regione, fanno anche altri lavori. Sono persone perbene”.
Il dramma della salute mentale è quello che preoccupa di più la mamma. Tant’è che in vista della convalida del fermo prevista per le ore l’auspicio è che il figlio venga curato e non chiuso in carcere.
“Auspichiamo di poter parlare presto col difensore del ragazzo (un avvocato d’ufficio), al quale vorremmo spiegare il contesto familiare in cui è successo quel che è accaduto – dice l’avvocata Larossa – Anche io sono convinta, così come la famiglia, che il giovane abbia bisogno di cure e di un’assistenza che in carcere non potrebbe avere”.

