(dell’inviata Francesca Pierleoni)
È un sodalizio iniziato 25
anni fa, quello fra Mads Mikkelsen e il regista, amico fraterno,
Anders Thomas Jensen. Il primo capitolo era stato la commedia
nera Luci intermittenti, ora, nel 2025, il genere è sempre
quello ma rinforzato con elementi come dramma famigliare,
action, noir e la ricerca dell’identità in The Last Viking,
fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia e in sala
prossimamente con Plaion. Nel cast anche Nikolaj Lie Kaas, Sofie
Grabol, Soren Malling, Bodil Jorgensen, Lars Brygmann.
“Nessuno fa film come Anders – spiega Mikkelsen in conferenza
stampa -. Per me sono molto poetici, bellissimi, pervasi da una
totale follia. È una combinazione che non si vede da nessuna
parte. Penso che sia un regista geniale e sono davvero, davvero
orgoglioso di far parte del suo team per questo motivo”.
Al centro della storia c’è Anker (Nikolaj Lie Kaas),
rapinatore che dopo una lunga pena detentiva per una rapina in
cui c’è scappato il morto, torna a casa, sperando di poter
iniziare una nuova vita. Infatti prima di essere arrestato ha
dato al fratello Manfred (che vive in un mondo tutto suo, per
una forma di malattia mentale) istruzioni per nascondere il
bottino. Missione che Manfred dovrebbe aver compiuto, ma sembra
aver dimenticato. Un ‘inconveniente’ che scatena il caos, visti
anche l’aggravarsi della condizione mentale di Manfred (che ora
vuole farsi chiamare solo John Lennon, altrimenti scattano le
azioni folli e tragicomiche) e l’inseguimento da parte di un
vecchio complice a cui i soldi non bastano mai, che alterna
gentilezza ad esplosioni di violenza
“Manfred è come un bambino, non appartiene a questo mondo.
L’unico che lo ha sempre aiutato è il fratello minore Anker. Il
mio personaggio è come bloccato all’età di cinque, sei anni e
Anker è sempre stato il suo protettore, per questo è pronto a
fare di tutto pur di non perderlo. Il suo modo di agire è
proprio quello di un bimbo, narcisistico, poetico, molto puro e
istintivo nelle reazioni”.
Questa è “una storia in cui affrontiamo profonde crisi umane
– spiega Jensen -, come le persone le affrontano, come creiamo
la nostra realtà quando siamo di fronte a queste cose. Voglio
dire, pochissime persone credono di essere John Lennon. Mads dà
vita a un ruolo comico per certi aspetti, è come un personaggio
dei cartoni animati. La sfida era aggiungere emozioni e
trasformarlo in un vero essere umano con cui ci si potesse
immedesimare. Ed è un compito difficile quello affrontato da
Mads”.
Il tema dell’identità è diventato cruciale negli ultimi anni,
ma non lo è per il mio personaggio, lui non ha una casella in
cui identificarsi” osserva Mikkelsen. Ad esempio, per far sì che
il fratello resti con lui “decide che da quel punto in poi una
persona che era amata da tutti, John Lennon. Lui non è
definibile con le regole della società”.
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