C’è stato un tempo in cui d’estate le grandi città si svuotavano davvero. Succedeva a Milano – qualche giorno fa mi è capitato sotto gli occhi un video consigliatomi dall’algoritmo di Instagram nel quale si mostrava una Milano talmente chiusa ad agosto che il Ministro della Cultura imponeva che almeno il Cenacolo vinciano restasse aperto per i turisti -, e succedeva anche a Roma, in quella Roma così desolata e deserta che Vittorio Gassman ne Il sorpasso non trovava nemmeno una cabina telefonica aperta per comunicare a qualcuno i suoi spostamenti. Oggi, però, non è più così: per quanto sia estate, un (bel) po’ di gente a casa resta per tanti motivi. Vuoi perché le ferie non durano più mesi come succedeva una volta, e vuoi perché non tutti hanno la casa al mare o in montagna nella quale trasferirsi per sfuggire ai mesi più caldi. La soluzione è che si resta a casa e, quando fuori fa troppo caldo, si accende la televisione. Chiariamolo una volta per tutte: il fatto che la gente d’estate non guardi la televisione è una corbelleria, un mito da sfatare.
A dimostrarcelo sono i dati delle uniche produzioni originali serali che abbiamo visto in televisione da giugno ad agosto, entrambe offerte da Mediaset: Temptation Island e La ruota della fortuna. Anche se qualcuno pensa che la televisione in estate sia come la kryptonite incredibilmente, di fronte a dei programmi capaci di generare in modo diverso interesse e coinvolgimento, gli spettatori ci sono. L’ultima stagione di Temptation Island ha raggiunto, infatti, gli indici più alti che siano mai stati registrati da quando il docureality è in onda, mentre La ruota della fortuna al posto di Paperissima Sprint è arrivata a sfiorare il 30% di share mettendo talmente in allarme Rai1 da non solo anticipare il ritorno di Affari tuoi al 2 settembre ma anche annunciare con dieci mesi d’anticipo che l’estate prossima al posto di Techetechetè ci sarà un nuovo gioco che durerà tutta l’estate.
La questione è molto semplice: nel 2025 la televisione non può più permettersi di andare in vacanza, e per una ragione semplicissima. Le mille piattaforme cui siamo iscritti spesso ci disorientano così tanto con i loro contenuti e i loro suggerimenti da spingerci a tornare ai cari vecchi canali che si trovano sul telecomando pur di uscire dall’impasse di scegliere cosa vedere – operazione che, a seconda dei casi, può durare dai cinque minuti all’ora e mezza -. In estate diventiamo più pigri e abbiamo bisogno di qualcosa di cotto e mangiato da consumare. Temptation Island, in questo, è stato perfetto perché ha permesso di riscoprire qualcosa che molti capoccioni che lavorano in televisione sottovalutano: il rito della collettività e della visione congiunta. Se avete visto Temptation Island su Infinity potrete forse convenire con me che non è la stessa cosa di quando lo vedete in prima serata su Canale 5.

