Appena appare Kim Kardashian, nella stanza cala il silenzio e, in un istante, tutti i telefoni si alzano all’unisono. Kim è accompagnata da un bodyguard, un omone che, oltre alla sua protezione, è addetto a coprirle la faccia con la mano per evitare che qualcuno la fotografi di nascosto. Siamo al teatro Goldoni di Venezia. L’ultima volta che la pioniera dei reality show americani, star globale da 355 milioni di follower su Instagram (lei ne segue solo 344: questa è vera celebrità), era venuta da queste parti era stato per il matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sanchez, e i suoi outfit erano stati analizzati, criticati e lodati, come ogni sua immagine che viene messa in circolazione. Oggi è in Laguna per ritirare un premio ai Diane von Furstenberg Award, il riconoscimento per le donne che lasciano il segno e con le loro azioni migliorano il mondo. Dice: «Non si tratta di me, ma di dare un po’ di visibilità alle storie delle persone che aiuto, per aprire gli occhi, i cuori e le menti di chi non conosce bene il sistema giudiziario. Se ascolti la storia di una persona e senti un legame con quella storia, forse diventi più sensibile al suo caso. Ogni occasione che ho per raccontare queste storie, la considero un’opportunità preziosa».
A premiarla è Chris Young, l’uomo condannato all’ergastolo per un reato minore legato alla droga, che Kardashian ha contribuito a liberare, dopo anni di battaglie mediatiche e politiche. Young è diventato un simbolo delle pene sproporzionate negli Stati Uniti e la sua vicenda, finita dopo undici anni di carcere con una revisione del processo, è stato al centro del dibattito sulla riforma della giustizia.
Perché ha deciso di occuparsi del caso di Chris Young?
«Era stato condannato all’ergastolo per un reato minore legato alla droga, ma per legge doveva essere condannato. E il giudice che lo aveva condannato si è dimesso e si è messo a lottare con noi per liberarlo. Questo dice molto. È rimasto in carcere per oltre dieci anni. Voleva solo studiare, migliorarsi e avere una vita migliore fuori. Per lui sono andata alla Casa Bianca, volevo lottare per lui. È stata la seconda persona, dopo Alice Johnson, per la quale sono andata a chiedere la grazia al presidente».
Quando ha scoperto il senso di giustizia nella sua vita? E cosa ha imparato da suo padre, l’avvocato Robert Kardashian?
«Crescendo pensavo solo che si trattasse del lavoro di mio padre. L’ho scoperto circa sette anni fa, quando per la prima volta ho voluto aiutare una persona a uscire di prigione. Fino ad allora ero molto ingenua rispetto al nostro sistema giudiziario, non sapevo davvero come funzionasse finché non ho iniziato a lavorarci, a entrarci e a vedere cosa succedeva. La riforma della giustizia è un nuovo percorso che sto cercando di capire e che voglio intraprendere, anche per cambiare le politiche. Quando mi dedico a qualcosa, devo immergermi completamente».
Ha in programma di tornare alla Casa Bianca per sostenere la riforma carceraria? E pensa di occuparsi del caso dei fratelli Menendez (condannati all’ergastolo per l’omicidio dei genitori violenti a Beverly Hills nel 1989, ndr)?
«Vorrei tanto farlo, ma i fratelli Menendez sono detenuti in un carcere statale, quindi spetta al governatore decidere. Ma andrei da qualsiasi amministrazione per difendere i diritti delle persone in cui credo. Se si trattasse di un caso federale, di certo me ne occuperei».
Pensa che oggi la sua voce, e più in generale quella degli persone famose, possa cambiare qualcosa nelle questioni di del mondo, per esempio a Gaza?
«Prima non capivo che potevo usare la mia voce per aiutare le persone. A volte non ti rendi conto della tua forza finché non inizi a esporti davvero. Ma una volta che lo fai, e capisci che puoi ottenere cambiamenti, ti viene voglia di continuare. Penso che persone diverse siano chiamate a farlo. Per questo oggi, durante il pranzo ai DVF Award, abbiamo ascoltato la testimonianza di una madre di Gaza e di una madre israeliana che hanno fondato insieme un’organizzazione per aiutare altre madri: è stato molto potente. Poi abbiamo sentito la storia di una donna del Sudan che lotta per i diritti. Io ho parlato di riforma carceraria. E Christy Turlington ha parlato dei diritti delle madri nel mondo. Abbiamo visto donne di Paesi diversi riunirsi. Ed è stato Diane che ha messo tutte insieme. Il suo scopo è proprio questo: forse sei più interessato alla riforma carceraria o al conflitto Israele-Gaza, ma qui hai l’occasione di ascoltare tutte le voci, tutte le storie».
Kim Kardashian con Diane von Furstenberg alla cerimonia di consegna dei DVF Awards a Venezia.
ALFONSO CATALANO/SGPITALIA
Lei si è espressa anche sulla politiche che riguardano l’immigrazione del suo Paese.
«Quando si parla della stretta sull’immigrazione, spesso si dice che riguarda persone che hanno commesso crimini. Poi però nella realtà ci si accorge che queste politiche toccano la vita di uomini e donne che tu conosci, che ami, che non hanno fatto nulla di male. È una questione davvero complessa, ma penso che dobbiamo fare il possibile per proteggere coloro che sostengono e contribuiscono a costruire il nostro Paese».

