È un debutto all’insegna del carisma, della classe e dello humour quello di Julia Roberts alla Mostra del Cinema di Venezia, dove per la prima volta viene a presentare un film. L’occasione gliel’ha data After the Hunt di Luca Guadagnino, con Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg e Chloe Sevigny presentato fuori concorso (e in sala dal 16 ottobre con Eagle Pictures) che affronta anche il tema del #metoo. La diva, in jeans, giacca blu e camicia a righe crema giallo e marrone, accolta in conferenza stampa con il regista e gli altri interpreti da un lungo applauso, dimostra subito la sua autorevolezza.
Fra le prime domande ne affronta una sulla discussione creata dal film dopo le proiezioni per la stampa, n particolare sulla possibilità che la storia mini la lotta femminista, ad esempio tornando sul meccanismo di gettare un’ombra sulle accuse delle donne: “Non voglio contraddirla, non è nella mia natura – dice con un sorriso l’attrice – ma quello che lei ha appena detto è bello perché ci fa tornare su discussioni fra donne, non perché non si supportino a vicenda , ma per affrontarle in un modo nuovo… Noi volevamo proprio che alla fine del film ci fossero tutti questi punti di vista diversi”. Nella storia la star interpreta Alma, stimata docente di filosofia a Yale, tanto brillante quanto apparentemente distaccata: una facciata che mantiene nascondendo in ogni modo le su fragilità (anche fisiche) . Sposata da decenni a un uomo comprensivo con cui pare non esserci più nessuna passione (Michael Stuhlbarg), la docente va in crisi quando Henrik (Andrew Garfield), un collega con cui ha un rapporto di amicizia tanto profondo quanto enigmatico, viene accusato di molestie sessuali da Maggie (Ayo Edebiri), un’allieva che Alma considera una sua pupilla. Uno scandalo che sconvolge la facoltà e le vite dei protagonisti, tra bugie, ambizione e secondi fini, riportando anche Alma ad affrontare un trauma del passato. A chi le chiede se pensi che il film creerà controversie e sarà considerato politicamente scorretto, Julia Roberts risponde con ironia: “Amo le domande soft la mattina presto… Non so se ci saranno polemiche e controversie per il film, ma noi sfidiamo le persone affinché si appassionino, si arrabbino anche. Non facciamo dichiarazioni, condividiamo le vite di questi personaggi nel momento che vivono. La parte più emozionante è che le persone poi ne parlino, perché l’umanità sta perdendo l’arte della conversazione”.
L’idea “del film che amo davvero – aggiunge Guadagnino – è quella di guardare a queste persone attraverso le loro verità. Ognuno ha la sua, c’è uno scontro di verità. Per un artista non ce n’è una più importante di un’altra, dipende tutto da come le percepiamo e da qual è il confine che utilizziamo per comprenderle”. Il film “non vuole essere il manifesto per far rivivere una serie di valori culturali” osserva. Al regista arriva anche una domanda sul perché i titoli del film ricordino nello stile quelli di Woody Allen: “È uno stile con cui avevo già giocato in passato un paio di volte”, poi “era anche un accenno interessante per pensare a un artista che ha affrontato qualcosa di simile a quello che raccontiamo e per chiederci qual è la nostra responsabilità nel guardare alle sue opere”. Tornando al senso della storia, l’interpretare un personaggio così tormentato “è la parte ‘succosa’ di questo lavoro – spiega Roberts -. Qui dovunque ti giri è come se ci fosse un domino di conflitti e sfide”. Anche per Ayo Edebiri (grande talento, lanciato dalla serie The Bear) “il personaggio di Maggie è stato particolarmente affascinante, perché nella vita come essere umano e artista sento di avere una responsabilità nei confronti degli altri, mentre Maggie non sente necessariamente lo stesso tipo di obbligo, e la sfida è stata entrare in quel tipo di prospettiva”. Per Andrew Garfield il film esplora il modo in cui “tendiamo a comportarci come animali quando pensiamo che sia questione di vita o di morte”. Non manca però il tempo anche per domande più leggere come il rapporto di Julia Roberts con Venezia: “Avevo in mente un bellissimo tour turistico… e invece sono qui – scherza – . Ho lavorato a Venezia (proprio con Woody Allen, per Tutti dicono I love you’, ndr), ho avuto la fortuna di trascorrerci del tempo in passato, ed è un posto così straordinario, è uno dei luoghi più inspiegabili e magici che esista. Anche venendo qui stamattina mi dicevo: che fortuna essere qui, è come un sogno”.
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