Insulti omofobi, da parte dell’autista, a bordo di una navetta per la spiaggia. A denunciare l’episodio, accaduto nei giorni scorsi nella zona di Capalbio, in Maremma, è Ivan Notarangelo, giornalista torinese e storico comunicatore del Pd, che in passato ha seguito politici come Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Piero Fassino e l’attuale sindaco Stefano Lo Russo, diventando suo portavoce dopo averne guidato la campagna elettorale.
Notarangelo con il sindaco Lo Russo
“L’omofobia non è mai un incidente verbale, ma un atto politico che colpisce la persona nella sua identità più profonda” spiega Notarangelo, raccontando che “l’aggressione verbale e quasi fisica” è nata dopo che lui è stato notato dall’autista del mezzo, quasi vuoto, con in braccio la sua cagnolina Emi, una bassotta di 9 anni, contravvenendo a un divieto di cui non si era accorto.
Secondo la testimonianza del giornalista, l’autista ha iniziato a inveire fino ad apostrofarlo “ripetutamente, e a voce alta, ‘frocio di merda’. Ho scelto di non sporgere denuncia ma non ho avuto alcun dubbio sul rendere pubblico l’accaduto: non è un insulto qualsiasi, è un tentativo di ridurre l’altro al silenzio, di riportarlo dentro i confini decisi dalla maggioranza. Pensavo che certi termini fossero ormai relegati agli anni 80”.
Secondo Notarangelo servono “responsabilità collettiva e coraggio istituzionale, perché la libertà non può essere concessa ‘a condizione che’ o entro limiti non scritti. Combattere l’omofobia significa riconoscere che non ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B: l’Italia non può permettersi di tollerare ancora queste zone grigie. E chi sceglie il silenzio è complice”.
L’azienda privata toscana che gestisce il servizio di navetta ha annunciato che non rinnoverà il contratto a termine all’autista, mentre a Notarangelo è subito arrivata la solidarietà del sindaco Lo Russo: “Episodi come questo – dice il primo cittadino torinese – dimostrano che l’omofobia non è un ricordo del passato ma una ferita ancora aperta. Le istituzioni hanno il dovere di combatterla senza ambiguità”.

