Dopo l’acquisto del 10% in Intel per 8,9 miliardi di dollari, il governo americano potrebbe proseguire con i passi per creazione di un fondo sovrano, tanto voluto da Donald Trump che lo scorso febbraio firmò uno degli innumerevoli ordini esecutivi. “Ho pagato zero” per la quota che “vale circa 11 miliardi di dollari. Perché gli stupidi non sono contenti? Farei accordi come questo per il nostro Paese per tutto il giorno. Aiuterò anche le aziende che stringono accordi così redditizi con gli Stati Uniti”, ha scritto il presidente Usa sul suo social Truth respingendo le critiche.
“Il socialismo è letteralmente il controllo governativo dei mezzi di produzione”, ha commentato il senatore conservatore Rand Paul. Molti repubblicani infatti temono che il “socialismo” conquisti il governo e l’economia americana, violando il ‘sacro’ principio della libertà di mercato. L’operazione si tradurrà “in più sussidi del governo e meno produttività. Intel diventerà un esempio di cosa non deve essere fatto”, ha osservato Nikki Haley, l’ex candidata alla Casa Bianca.
Trump non è mai stato un accanito sostenitore del libero mercato e – come ricorda l’Ansa – la sua spinta protezionista già in passato si è scontrata con gli ideali repubblicani di un governo limitato e di un capitalismo laissez-faire. Al momento la deregulation e il taglio delle tasse sono gli elementi della politica di Trump in linea con la dottrina conservatrice. La quota di Intel, così come quella in US Steel e la richiesta a Nvidia e Amd di versare al governo parte dei ricavi realizzati in Cina, sono invece iniziative che stanno sollevando molti malumori, oltre a creare confusione fra le grandi aziende americane. Anche se un intervento del governo non è una novità – lo aveva deciso Barack Obama durante la crisi finanziaria -, l’aggressività con cui il presidente si sta muovendo innervosisce Corporate America, che non sa cosa attendersi da un presidente già imprevedibile.
Kevin Hassett, il consigliere economico della Casa Bianca, ha spiegato che che ulteriori intese simili potrebbero essere siglate. Il presidente ha firmato un ordine esecutivo in febbraio per la sua istituzione, paventando alla possibilità che potesse essere usato anche per TikTok, l’app che entro il 17 settembre dovrà essere venduta o sarà vietata negli Stati Uniti.
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