«Per le strade di Trieste vive gente convinta che il vento no, non era un freno, ma una spinta. Per tenere le nuvole in viaggio, per chi è fermo e non trova il coraggio».
Sono parole della canzone «Trieste» di Lucio Corsi e descrivono bene come la bora, vento continentale freddo e secco proveniente da Est-Nord-Est, sia davvero una forza viva e propulsiva che nella città mitteleuropea ha eletto la sua dimora e si esprime con raffiche in grado di sollevare le persone. Lo strumento che misura il vento si chiama anemometro (quasi a ricordare la stessa unità di misura dell’anima, il sacro soffio) ma l’intensità della bora si definisce in numero di cappelli volati via, ombrelli capovolti, bandiere strappate dai pennoni.
Il record di forza della bora più alto registrato risale all’anno 1954 e si attesta a 171 km orari. Da allora la bora è vissuta come ostacolo ma anche come stimolo a conoscere la città, che di questa brezza impetuosa ha fatto la sua principale alleata: dai gelidi refoli penetranti lungo le strade in salita della parte vecchia – con l’omonima Via della Bora che ha muri dotati di maniglioni metallici dove aggrapparsi – alle vele gonfie delle barche sul golfo, fino ai cieli tersi che mostrano l’arco alpino sopra la costa adriatica del Friuli Venezia-Giulia e il vicino Castello di Miramare.
Il Castello di Miramare a Trieste (foto di Germana Cabrelle)
Supplemento di bellezza
Trieste, raffinatamente asburgica, rifulge di una brillantissima luce e la bora, presenza invisibile che si manifesta per giorni dispari consecutivi (tre, cinque o sette) genera sicuramente disagio ma è anche parte integrante del nitore unico di questa città che ha la più bella piazza del mondo affacciata sul mare e dove il turista, come gli abitanti, si fa partecipe di una vita scarmigliata e ispirante. «Quando arriva – si legge nella piccola guida dal titolo «I luoghi della Bora» – la città si risveglia percorsa da un fremito intenso. I triestini la amano e la soffrono, ma non possono stare senza e se manca la invocano».
Il museo della Bora e la libreria amata da Umberto Saba
Alla bora, nel 2004 Trieste ha anche dedicato un museo diretto da Rino Lombardi: si trova al civico 9 di via Belpoggio ed è un magazzino dei venti, un laboratorio creativo e curioso, originale e poetico, dove la fantasia è declinata in tutto ciò che ha a che fare con l’elemento aria. La bora a Trieste è presente anche quando non c’è: rappresentata nella statua in bronzo di Umberto Saba posizionata all’incrocio tra via Dante e via San Nicolò, che lo raffigura col bavero alzato del cappotto per ripararsi dalle folate, in atto di avviarsi verso la sua Libreria Antiquaria, poco lontano.

