L’aumento della pressione all’interno del cranio provoca una serie di sintomi che possono iniziare con mal di testa, nausea e vomito, confusione, alterazioni del comportamento, difficoltà a camminare in linea retta (atassia), sonnolenza per poi evolvere in perdita di coscienza, coma e, nei casi più gravi, morte in poche ore.
Che cosa fare in caso di edema cerebrale da alta quota? Se compaiono i sintomi, è fondamentale intervenire subito, precisa lo specialista: «La prima cosa da fare è somministrare ossigeno, poi scendere di quota rapidamente, anche poco: A volte bastano anche 300 o 500 metri per salvare la vita a una persona».
Anche assumere farmaci specifici, come l’acetazolamide può in alcuni casi rilevarsi utile per ridurre il rischio di sviluppare la malattia. «Si tratta di un medicinale utilizzato in diverse patologie, anche di tipo neurologico, come l’ipertensione endocranica, grazie alla sua capacità di ridurre la pressione intracranica», precisa Zenga. «Proprio per questo motivo, viene talvolta assunto anche da chi deve affrontare ascensioni in alta quota».
Per i soccorsi, davvero fondamentali sono le tempistiche: «Se l’edema viene trattato tempestivamente, si può avere quella che in medicina si chiama restitutio ad integrum: i sintomi scompaiono e il paziente non presenta conseguenze. Tuttavia, quando l’edema cerebrale è diffuso e il flusso di ossigeno al cervello si riduce in modo significativo, possono insorgere ischemie: che, una volta instaurate, non sono reversibili e quindi provocano un danno permanente al cervello»
Prevenzione: l’importanza dell’acclimatamento
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