LAURA PARIANI, PRIMAMÀ (LA NAVE DI
TESEO, PP. 192, EURO 18). Resistere, ricordare, tramandare.
Laura Pariani torna in libreria con un romanzo sulla forza delle
parole e delle donne: Primamà, che esce il 9 settembre per La
nave di Teseo.
La scrittrice e drammaturga, a cui è stato assegnato il Premio
Fondazione Il Campiello alla Carriera 2025, racconta una storia
di ribellione che riscrive l’intera storia del mondo come fosse
quella di ciascuno di noi.
Tra racconti orali, filastrocche arcaiche, visioni oniriche e
invettive contro la religione della colpa, Primamà riscrive la
storia sacra da un punto di vista profondo e ribelle, con una
lingua che mescola il dialetto lombardo, la musicalità
dell’oralità contadina. È un inno alla forza femminile, alla
narrazione come atto di resistenza, e alla possibilità di un
altro inizio.
Dopo la morte del millenario Adàm, Eva, la Primamà, resta sola,
dopo la morte del millenario Adam, nella terra senza nome, a
raccontare storie, curare con le erbe, dare forma nell’argilla
ai defunti. La sua voce antica e sapiente risale i millenni e
riscrive la genesi del mondo da una prospettiva nuova: quella
delle donne, della terra, dell’acqua, della memoria.
In un villaggio sospeso nel tempo, dove gli uomini venerano un
dio punitivo e le donne si affidano alla Mamagrànda del
mondo-di-sotto, Primamà si oppone all’ordine patriarcale,
educando le giovani all’ascolto, all’immaginazione e alla
libertà. Con il suo uccello guida, Scighéta-bèla, e le sue
storie-belòrie che sfumano tra mito e realtà, cerca di
resistere, ricordare, tramandare.
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