Milano – Tornano a correre in Borsa i titoli bancari dopo la scivolata seguita all’esito dell’assemblea Mediobanca di giovedì che ha bocciato l’Ops su Banca Generali. A salire di più è proprio il titolo della società del risparmio gestito guidata da Gian Maria Mossa con un rimbalzo del 3,5%, grazie al venire meno della passivity rule che sblocca l’attesa per il nuovo piano industriale 2026-2028.
Le linee guida, approvate dal cda il 26 giugno, sono state illustrate alla presentazione della semestrale, quando si è fatto cenno anche a uno dei pilastri della strategia, vale a dire l’accordo di insurebanking firmato con la capogruppo Generali. Ora l’attesa degli analisti è che il business plan venga presentato alla comunità finanziaria a fine 2025 o più probabilmente all’inizio dell’anno prossimo e ci sia anche un’occasione, dopo la pausa estiva, per conoscere nei dettagli i contenuti della partnership con il Leone.
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Ma a salire ieri sono stati anche i titoli ancora interessati dall’unica Ops rimasta in campo, quella di Mps su Mediobanca. Il fatto che il titolo di Piazzetta Cuccia sia ancora comprato dagli investitori, essendo rimbalzato del 2,5% fino a 21,5 euro, più del suo scalatore, cresciuto del 2,3% a 8,3 euro, sta a significare che il mercato si aspetta un rilancio entro la data finale dell’8 settembre. Al concambio previsto, 2,533 titoli Mps per ogni azione Mediobanca, resta infatti da colmare uno sconto del 2,3%, pari a un esborso in contanti di 410 milioni. Ma per il momento Luigi Lovaglio, ad di Mps e promotore dell’offerta, non dà segnali in tal senso, forte di adesioni che sono già al 19,42% grazie alla scelta di Delfin (finanziaria della famiglia Del Vecchio) di consegnare i propri titoli senza creare pressioni per un prezzo più alto.
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D’altronde il raggiungimento della soglia minima del 35% per Mps non dovrebbe essere un problema anche senza un rilancio, dal momento che sia il 10% di Francesco Gaetano Caltagirone, sia il 5,5% delle casse previdenziali (Enpam, Enasarco, Forense) dovrebbero essere consegnati senza ulteriori sforzi. L’obbiettivo primario di questi investitori, infatti, è quello di conquistare il controllo di Mediobanca e della quota del 13% di Generali che è custodita al suo interno. E il controllo scatta quando si hanno numeri sufficienti per far approvare all’assemblea ordinaria un cambio del consiglio di amministrazione. La sicurezza matematica arriverebbe con il 51% delle azioni Mediobanca in portafoglio a Mps ma anche con meno visto che in assemblea non si presenta mai il 100% del capitale. In ogni caso con il 51% l’attuale cda di Mediobanca rimetterebbe il mandato per un ordinato passaggio di consegne.

