La poesia del pianeta terra si esprime con vigore nel Mangystau, regione poco conosciuta dell’immenso Kazakistan, il paese più grande dell’Asia centrale e il nono al mondo per estensione. In questo territorio tra le coste del Caspio e il confine con l’Uzbekistan, la geologia diventa arte e il tempo si misura in ere geologiche.
I cieli sono spesso tersi, le precipitazioni rare e il vento spinge le nuvole sempre più a est, rompendo il silenzio assoluto con il suo sibilo. Da Aktau, dove si atterra, alla Torysh Valley, sono circa duecento chilometri di terra arsa, perforata da centinaia di braccia di metallo che basculando ininterrottamente, estraggono il petrolio ( è tra i primi venti paesi al mondo, con quasi 90.000 barili al giorno). La spianata di gru in movimento e la strada asfaltata sfumano nel nulla solcato da serpeggianti piste sterrate, questa è l’area meno popolata del paese ( 3.6 abitanti per kmq). Si attraversano steppe polverose, quelle stesse battute dai mongoli di Gengys Khan, oggi popolate da sparuti branchi di cavalli, cammelli e dromedari, solitari o in mandria, governati da pastori contemporanei a bordo di pick-up infangati.
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Geologia e goemetria sul fondo dell’oceano
La valle delle Sfere, migliaia di grandi biglie di roccia dai diametri diversi, é un capriccio geologico, uno degli enigmi più affascinanti del Mangystau, originato, secondo una delle teorie più accreditate, da concrezioni di cenere vulcanica che col passare dei secoli si sono ingrandite aggregando minerali disciolti nell’acqua fino a creare le forme attuali. Spesso il nucleo centrale di quelle palle di pietra è mineralogicamente diverso dal resto e si capisce anche senza essere esperti. Certe sfere pare abbiano appena smesso di rotolare, altre sono mezze interrate, altre in parte frantumate. Uno spettacolo sorprendente. Nel mesozoico tutta la regione era sommersa da Tetide, l’oceano che separava l’Africa settentrionale dall’Europa e dall’Asia, ecco perché è cosi facile individuare fossili marini. Sono le guide, che dopo aver accompagnato tante spedizioni scientifiche, aiutano tutti ad individuare resti di conchiglie e piccoli denti di squali preistorici.
Il profilo simbolico della montagna
La magia geologica continua con il monte Sherkala, uno dei simboli della regione, una monumentale montagna di calcare a forma di yurta o di leone addormentato, secondo il punto di osservazione. Per il periplo a piedi ci vuole circa un’ora e per salire in vetta è meglio il versante sud, il più dolce, con grotte e insenature. Ai nomadi che per secoli hanno battuto la regione, piace pensare che Sherkala sia stata uno dei punti di riferimento e di sosta lungo la grande via della seta. Altre fantasie calcaree caratterizzano la valle dei castelli flottanti di Airakty, una catena di scogliere affilate somiglianti a manieri, con mura di cinta, torri e guglie. Curiose forme che disegnavano il fondale marino di Tetide, circa 40 milioni di anni fa. In un crescendo rossiniano i 4×4 sfrecciano nella steppa per tuffarsi nelle spettacolari colline Kyzylkup o Tiramisu hills. Dolci rilievi variopinti: bianchi per il gesso con striature rossastre orizzontali per le polveri ferrose, con ferite verticali create da lontane piogge impetuose. Una geometria imperfetta e bellissima.

