«Non ti conoscevo, ma ciò che hai tentato di fare ti fa solo onore. Che la terra ti sia lieve». «Un gesto che ti apre alle scalate del Cielo». «Luca, ho appreso oggi della tua tragica scomparsa, non riesco a dimenticare il tuo entusiasmo nel raccontare le tue imprese. Condoglianze alla famiglia, anche se ogni parola è superflua, mancherai». Sono alcuni dei ricordi scritti sotto l’ultimo post, che risale allo scorso luglio, di Luca Sinigaglia. L’alpinista milanese 49enne ha perso la vita in Kirghizistan, sul Pik Pobeda, cercando di aiutare una collega russa, ferita a una gamba a settemila metri.
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Natalia Nagovitsyna, 47 anni, era bloccata dal 12 agosto. Era caduta fratturandosi una gamba durante la discesa dalla vetta di 7.439 metri, la più alta della catena del Tien Shan, al confine con la Cina. Secondo le ricostruzione dei media russi e di settore, Sinigaglia, con un collega tedesco Gunter Siegmund, suo compagno di cordata insieme al russo Roman Mokrinsky, ha cercato di raggiungerla per portarle viveri, sacco a pelo, fornello e gas. Dopo aver passato la notte in quota Sinigaglia ha tentato di avvicinarsi di nuovo a lei attraverso una via diversa, ma avrebbe accusato i sintomi di un edema cerebrale d’alta quota, aggravato da ipotermia e congelamenti. Era stato segnalato in situazione di pericolo da un familiare il 13 agosto. Aveva consultato un medico. Tra il 15 e il 16 agosto, a circa 6.900 metri, è morto.
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Il suo corpo si trova in una grotta e non è possibile recuperarlo per le condizioni meteo come già per i tentativi di soccorso. Le autorità kirghise erano state allertate ed erano pronte a intervenire, ma non è stato possibile farlo. Il ministero della difesa kirghiso ha inviato un drone martedì 19 agosto per verificare che la donna fosse ancora viva. Tre soccorritori italiani tenteranno di farlo a breve. Sono Michele Cucchi, il pilota di elicottero Manuel Munari che opera nei soccorsi in Nepal, e Mario Sottile.
Sinigaglia non era un alpinista di professione, lavorava nel settore della cybersecurity, ma era un grande esperto della montagna. In particolare di Kirghizistan dove aveva fatto diverse spedizioni, anche in solitaria. Nel 2022 aveva raggiunto la vetta del Pik Korzhenevskaya (7.105 metri, Pamir), facendo una relazione tecnica per il CAI Milano. La notizia della morte è stata confermata dalla sorella, che ne ha ricordato l’altruismo come hanno fatto compagni di cordata e amici. Queste le parole della sorella riportate dal Corriere della Sera: «Sono la sorella di Luca. Ringrazio tutti… Davvero… Luca era speciale con noi ma anche con gli amici… È stato un gesto che gli ha fatto onore e che purtroppo non gli ha permesso di tornare da noi».

