«Oggi sto bene. Ho trovato della farina finalmente e ho potuto mangiare. Nell’ultimo periodo mi sono nutrita di olio e timo. Ho perso circa sei chili, non molto rispetto alla media delle persone intorno a me che ne hanno perso almeno dieci». Jhan Khaled Kraim ha 20 anni e oggi vive nel nord di Gaza dopo essere stata costretta a spostarsi insieme alla sua famiglia per otto volte. «Dovrei essere all’università in questo momento e preparare gli esami del terzo anno di corso. Studiavo multimedia prima della guerra nella Striscia di Gaza. Mi piace l’arte in generale: scattare fotografie, dipingere, suonare la chitarra. Mentre sono qui con le bombe che cadono dappertutto cerco di non perdere tempo e fare comunque dei corsi online, rendere costruttivo questo mio tempo. Non mi piace stare così senza studiare o lavorare».
Mentre parliamo su whatsapp, Jan Khaled racconta che le bombe non si fermano mai, che sono come un suono costante diventato un rumore quasi di routine. Nelle stesse ore, Hamas ha dichiarato di avere accolto una proposta di cessate il fuoco per la Striscia di Gaza, nella nota diffusa si legge di «garanzie da parte degli Stati Uniti, le quali sono state accettate. Speriamo che questa proposta porti alla fine della guerra». Adesso l’attuazione dipende dalla volontà di Israele. «Io non credo a niente di quello che viene detto fino a quando non lo vedo accadere con i miei occhi», commenta secca Jan Khaled che ha trovato nella pittura uno strumento per dare forma a quello che prova.
Il dipinto Niente che mi piace di Jhan Khaled
«Di recente ho realizzato questo dipinto che ho chiamato Niente che mi piace. Non è solo un dipinto ma uno stato emotivo completo. Un dipinto che incarna uno stato di torpore e delusione. Una ragazza stanca della realtà si addormenta nel suo mondo interiore, tra un dolore profondo e una delusione indicibile. La mano poggiata simboleggia la fame oltre il cibo, la fame di vita e dignità. La rosa appassita, macchiata di rosso, rappresenta il ricordo dei martiri che persiste come una cicatrice nel cuore, e le parole lacerate vengono pronunciate silenziosamente in questo mondo. Niente che mi piaccia, né la guerra, né le perdite, né la delusione, è un grido silenzioso da Gaza. Mentre l’uccellino innamorato sulla spalla, simboleggia una libertà rimandata e un amore incompleto».
Dall’inizio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza sono morte oltre 62mila palestinesi, secondo i dati resi disponibili dal Ministero della Salute di Gaza. Mentre in Israele migliaia di persone protestano contro il governo perché la guerra finisca e gli ostaggi vengano liberati, i bombardamenti non si fermano. Netanyahu ha confermato il piano di occupazione militare totale a partire da Gaza City ma al momento non sono ancora chiare le modalità con cui verrà messo in atto. Ciò che è chiaro è lo stato di denutrizione in cui versa buona parte della popolazione palestinese, solo nel mese di luglio l’Unicef ha registrato oltre 12mila bambini in stato di malnutrizione. Il dato più alto mai registrato.

