Alla sua terra, Mirko Casadei è fortemente legato, un rapporto indissolubile, strettissimo, famigliare, che inizia con le polche e le mazurche di zio Secondo, il capostipite, l’autore di una canzone simbolo come Romagna Mia, e prosegue con “l’invenzione” del genere “liscio”, opera di papà Raoul, che una sera alle Rotonde di Garlasco, in provincia di Pavia, per invitare il pubblico a ballare, pronuncia la fatidica frase, entrata nella storia della cultura popolare italiana: “Vai col liscio!”. Da allora, una tradizione fatta di feste, socialità, danze di coppia, balere e allegria è nata e cresciuta in Romagna e ha contagiato il mondo con il suo entusiasmo. Oggi, tocca a Mirko tenerla viva sia con la sua POPular Folk Orchestra, sempre in tournée, sia con il Balamondo World Music Festival, progetto musicale senza confini, nato da un’idea di Raoul. E proprio per ricordare il compleanno illustre del Re del liscio, il 15 agosto tra Gatteo e Cesenatico, si tiene sempre una grande festa che, quest’anno, vedrà la Mirko Casadei Big Band protagonista di una produzione originale insieme all’Orchestra Sinfonica FORLÌMUSICA. Un esperimento che diventa un viaggio musicale inedito tutto da ascoltare (e ballare).
Da dove suggerisce di scoprire la vera Romagna?
«Direi di partire dal mare e dalle spiagge, naturalmente, che anche grazie al liscio sono diventate la cartolina più conosciuta della nostra terra. Ma inizierei da una spiaggia libera, che conserva ancora dei tratti selvaggi, ed è incredibile trovarla in un’area dominata dalle lunghe file di ombrelloni degli stabilimenti balneari. Si chiama Bassona, si trova vicino a Lido di Classe, verso nord, ed è all’interno di un parco naturale, da frequentare con molta cautela e rispetto per l’ambiente: è semplicemente meravigliosa. È davvero difficile immaginare che esista ancora un posto così, un luogo protetto, incontaminato, dove passeggiare tra la pineta e il mare, con specie rare di uccelli che volano indisturbati. Ti fa pensare all’essenza di questa terra».
Qual è il luogo più caro alla vostra famiglia?
«Tra Cesenatico e Gatteo Mare si trova la grande casa fortemente voluta da papà per tenere insieme tutta la famiglia. Ha un ruolo centrale non solo nella nostra vita, ma nella poetica del liscio: tutto nasce lì. Del resto, i romagnoli sono molto attaccati al territorio, alle proprie radici, basti pensare che il titolo originale di Romagna Mia era Casetta mia».
Il “ranch”, come lo chiamava Raoul, è ancora il luogo dell’incontro e della condivisone?
«Certo. Per me coltivare l’orto è una necessità. Noi siamo e rimaniamo un popolo contadino, anche quando il lavoro ci porta verso il mare. La campagna ha un posto importante nel nostro cuore. Il nostro è un vero villaggio, c’è ancora la casa di Raoul, e quella di tanti parenti, la legna, le galline, l’orto e gli alberi da frutta in comune».
Mirko Casadei è sempre in tour con la sua POPular folk orchestra, evoluzione dell’orchestra ereditata da papà Raul. Info: orchestracasadei.it
Ma c’è anche un altro posto del cuore…
«Certo, le balere. È in questi spazi pre-discoteca che si è sviluppata l’estetica del liscio. Erano, e sono, dei luoghi di incontro, dove, mentre le orchestre eseguivano i brani di Casadei, sono nati gli amori di una vita. Le balere sono state per molto tempo i luoghi dove conoscersi, innamorarsi, fidanzarsi… e poi tornare con i figli. La balera-simbolo per me rimane la Ca’ del Liscio, di Ravenna, oggi Ca’ del Ballo, il locale fortemente voluto da Raoul nella seconda metà degli anni 70. È stato, ed è ancora adesso, il tempio del liscio, con il pubblico che arriva da ogni parte d’Italia per ascoltare orchestre formate da ottimi musicisti, che ti incantano per ore con un repertorio che va dal valzer della Mitteleuropa al folk delle aie. Un ambiente da 5000 posti senza nemmeno una colonna che disturbi le danze o la visuale, una grande arena dove si sono esibiti artisti come Ray Charles ed Ella Fitzgerald. Lì ho trascorso buona parte della mia infanzia: ricordo che mentre papà suonava o si intratteneva con gli ospiti, mi divertivo a nascondermi nel labirinto di divanetti e alla fine della serata, immancabilmente, dovevamo cercarmi. Un luogo che mi ha formato e ha contribuito a farmi diventare quello che sono».
C’è una Romagna più autentica?
«Sì, è quella delle piazze che in estate diventano balere a cielo aperto. Noi organizziamo ogni anno un festival, che era nato da un’idea di papà e che abbiamo ripreso, si chiama BalamondoWorld Music Festival e porta il liscio sul palco insieme ad altri linguaggi musicali, nei borghi e nei paesi dell’entroterra. Si potrebbe immaginare un piccolo itinerario di viaggio scegliendo di visitare i luoghi in cui si ferma il festival, un’occasione per immergersi nella Romagna più autentica: da San Piero in Bagno con la sua rocca e le chiese, a San Mauro Pascoli, che ha dato i natali al poeta, da Oriolo dei Fichi, con la sua splendida torre, a Longiano, con l’ottocentesco Teatro Petrella, che tanti artisti scelgono per la ‘prima’ delle loro produzioni, fino a Santarcangelo di Romagna, con il suo meraviglioso centro storico… Luoghi di una bellezza straordinaria che la nostra musica aiuta a far conoscere: ci si trova a pochi chilometri dal mare, ma in un’altra dimensione, dove la vita ancora scorre secondo i tempi della natura».
Avete portato la musica romagnola ovunque, dalla Cina al Kazakistan, c’è un luogo in cui avete avuto un successo inaspettato?
«Qualche anno fa, siamo stati invitati a Parigi all’Istituto Italiano di Cultura. C’era il nostro console, che aveva voluto fortemente il concerto, con un pubblico cosmopolita, diplomatici in giacca e cravatta, signore elegantissime con tacco 12… È bastato che attaccassimo con il nostro repertorio per trasformare quel luogo istituzionale in una delle nostre balere romagnole: via le giacche e le scarpe col tacco, tutti, a partire dal console, a volteggiare tra Romagna mia e Ciao Mare. La conferma che, come diceva papà Raoul, il liscio è una “musica solare”, irresistibile».
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