Non poteva che essere allestita al suo Teatro delle Vittorie la camera ardente di Pippo Baudo. Nel luogo che è stato simbolo e cornice del suo successo, il feretro è arrivato poco prima delle 9, dopo aver lasciato il Campus Biomedico dove il presentatore è morto sabato sera. In attesa dei funerali che si svolgeranno nella Chiesa di Santa Maria della Stella a Militello mercoledì, tanti si sono subito messi in fila per rendergli omaggio.
Nella camera ardente decorata con un sipario rosso su cui scorrono immagini della carriera del presentatore, il feretro è circondato da rose rosse. Fra le corone intorno alla bara, con un picchetto di carabinieri in alta uniforme, spiccano quelle del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e della Rai. Tra le prime ad arrivare, Katia Ricciarelli sotto braccio a Mara Venier, che si sono sedute sulle sedie riservate ai famigliari e hanno abbracciato con calore e lungamente la figlia di Pippo Baudo, Tiziana.
Mara Venier e Katia Ricciarelli arrivano alla camera ardente di Pippo Baudo al Teatro delle Vittorie
Vincenzo Landi / ipa-agency.net
Lino Banfi, amico di una vita, è parso visibilmente commosso. Ai cronisti ha raccontato della professionalità di Baudo: «Desiderava fare il direttore artistico di ogni cosa, giustamente. Però non provava invidia per nessuno. Più i suoi ospiti facevano ridere, più era contento». L’attore pugliese ha colto l’occasione per lanciare una proposta al direttore generale della Rai, Roberto Sergio: intitolare proprio all’amico presentatore il Teatro delle Vittorie.
Lino Banfi e Pippo Baudo, oltre ad aver condiviso spesso il palco e i momenti di lavoro, hanno in comune l’anno di nascita, il 1936. Così l’attore, davanti alla camera ardente, ha ricordato che con Baudo ci scherzavano su: «Delle “quattro B del ’36” – Baudo, Banfi, Bergoglio e Berlusconi – sono rimasto solo io. Con Pippo ogni volta commentavamo: “Fuori un altro, adesso ci siamo noi, tocca a noi”. Ora sono rimasto solo. Allora dico: Pippo, arriverò. Ma con molta calma, non c’è fretta. Dopo i tempi supplementari».
Carlo Conti, all’uscita dalla camera ardente, ha commentato con i giornalisti: «Si è spenta la tv, un faro. Ma Pippo passerà alla storia e non ci lascerà mai. È stato un grande esempio per il passaggio da presentatore a conduttore, ovvero a colui che dettava anche i tempi. Io il suo erede? Non esistono eredi di Baudo, impossibile».

