“I miei assistiti sono profondamente
dispiaciuti per quanto accaduto, ma hanno operato nel totale
rispetto delle procedure e hanno svolto il loro lavoro in
maniera proporzionata a tutela dell’incolumità della loro
persona e dei cittadini”. Così all’ANSA l’avvocata del foro di
Milano Maria Paola Marro, specializzata in diritto militare, che
assiste i due carabinieri di Olbia indagati per la morte di
Gianpaolo Demartis”.
“L’uso del taser – sottolinea la legale – è stato fatto per
evitare quello della pistola, in una situazione di escalation di
violenza in cui il soggetto non rispondeva a nessun tipo di alt
ed era incontenibile. Il capo scorta, ora indagato come atto
dovuto, è stato aggredito e ferito al volto. Entrambi i militari
hanno diversi anni di servizio alle spalle e sono esperti
qualificati anche nell’uso del taser. In totale serenità –
conclude l’avvocata – attendiamo l’esito dell’esame autoptico
che si svolgerà giovedì prossimo e che accerterà le cause della
morte. Siamo sereni e fiduciosi del lavoro della Procura”.
Secondo quanto ricostruito dal Sic, il sindacato indipendente
dei carabinieri, il militare che ha utilizzato materialmente la
pistola elettrica avrebbe avvertito Demartis per tre volte prima
di agire: “Calmati, stiamo per usare il taser”, ma l’uomo, in
evidente stato di alterazione, non si sarebbe fermato.
“I due colleghi indagati hanno riposto fiducia nel nostro
sindacato – spiega il segretario generale del Sic, Luigi
Pettineo, che sta acquisendo tutte le testimonianze dei presenti
e degli operatori intervenuti sabato sera nel quartiere di Santa
Mariedda -. Noi diamo garanzia di un avvocato proprio perché i
fatti contestati si sono svolti durante il servizio. C’è la
possibilità, che è quasi una certezza in questo caso, che venga
attivata la tutela legale prevista dal recente pacchetto
sicurezza varato dal governo Meloni. A noi – ribadisce Pettineo
– risulta che i due uomini dell’Arma si sono attenuti alle
procedure tecniche operative per quanto riguarda l’uso del
taser”.
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